postato da MiNoLLo alle ore 01:57
sabato, agosto 01, 2009

A tarda notte rimetto insieme i fili, li tesso e ne faccio un arazzo.
L'assenza di chi era presente, anni fa, si fa pressante quando il sole è ancora alto e mi confonde la vista, ma ci vedo meglio di notte, sono un gatto al fosforo che emette una sua propria luminescenza e si muove tra pietre e sterpi spinosi con una noncuranza che rasenta il masochismo.

Vorrei aver saputo districarmi con altrettanta abilità nella foresta di segnali che ogni giorno mi venivano porti, lui che flirta con una ragazzina che aveva dieci anni meno di lui. Scenario che mi era stato mostrato, ipotetico, ma che avevo scioccamente deciso di ignorare.
On the other hand, I should've known better, walking steadily e no, non mi si addice l'immagine della fedele fidanzata un po' tonta e oppressiva, cornuta per grazia ricevuta.
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postato da MiNoLLo alle ore 17:01
lunedì, maggio 25, 2009

Ero con una che scrive, una brava, mica come me. Le ho detto che scrivevo. Le ho detto che lui scrive. Frugato tra le poesie di lui con un inspiegabile orgoglio.

Poi adesso mi rileggevo.

"piccola canzone in carne e ossa secondo tempo", gentilmente fornita dal mio media player.

Il tè rosso e la decisione di una convivenza, frammenti che tornano quando invece avevo cercato di annegarli con tanta veemenza, demenza, veemenza, boh, due parole che ho sempre confuso quando ascoltavo cara valentina.
Le colazioni col tè rosso e i biscotti, una chitarra elettrica di imposte chiuse nel caldo e fare l'amore con rabbia certe volte o con dolcezza.
L'ultima volta, dovresti saperlo che è l'ultima volta che tocchi quella persona, che lo lasci entrare per l'ultima volta in quei posti di te che sempre tieni accuratamente celati. Io quella volta non lo sapevo che era l'ultima ma lui sì, e chissà se avrei detto qualcosa di diverso, se avrei fatto qualcosa di diverso, se avrei morso o pianto come adesso che non capisco come si possa guardare le papere di un lago notturno insieme, ché era uno sconosciuto, ché la mia mente fa come in 1984 e lavora instancabilmente per modificare i ricordi...

Maledetta canzoncina dei Martinicca Boison, maledetto Luca che parla di lei con quel tono e mi fa ricordare che anch'io ho avuto un amore da spaccarmi i denti, un amore di violini e girotondi, quell'amore assassinato con la lentezza metodica di chi affama e nega la morfina.

E' stata una scelta altrui, non mia.

In momenti come questo, vorrei strappare le sue lettere e veder corrompersi nel fuoco la sua scrittura arabescata.
Ma non ne ho, di lettere sue.

Questo è il punto

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postato da MiNoLLo alle ore 14:55
martedì, maggio 05, 2009

Ricordi? Sbocciavano le viole con le nostre parole...


Ci sono delle foto in bianco e nero, che guardo con tenerezza, e una, una con lui proteso verso la sedia identica alla sua, vuota, guarda e non c'è niente. Scrivere significa attribuire senso a ciò che non ne ha affatto. Non c'è solitudine nel suo sguardo, c'è risolutezza nonostante l'imposizione di una stolidità scenica. La prima goccia fu di acqua santa, lacrima mistica la mia?


Non ci lasceremo mai, mai e poi mai...


Tiro fuori un biglietto datato due giugno duemilaotto, è di Urbino, un anno di lotte e morsi e di infiniti sorrisi e strette allo stomaco, di tuffi in due occhi azzurri dove persino io che non so nuotare annegavo senza dolore, con languore, con tepore.


Vorrei dirti ora le stesse cose, ma come fan presto, amore, ad appassire le rose...


Vengono fuori altre foto, che mai gli mostrai, foto in cui ero colorata, ho delle ali da farfalla sulla schiena, circondata da bimbi-api, bimbi-uccellini, una primavera di primavere che riverbera e si espande in dolcezza infinita, niente può sconfiggermi, un giorno avrò nel ventre una vita nuova, e sarò ancora farfalla variopinta di piccoli, infinitesimali miracoli quotidiani.


Così per noi l'amore che strappa i capelli è perduto ormai...


Una comunicazione dove il suo sangue viene ridotto alla stregua di un miscuglio chimico, sì, lo è, ma che ne sanno loro, che ne sanno della poesia e dei respiri affannosi sul mio seno, che ne sanno di quello che scorre veramente nelle sue vene, di quello che davvero il suo cuore pompa, che gli dà vita. Ero io, entravo e lo riempivo tutto, di me, mescolavo le mie profondità alle sue, tessendo sortilegi che nessuna mano umana avrebbe sciolto mai, io strega, io che amavo squarciandomi il petto per lasciarlo rannicchiare in me.


Non resta che qualche svogliata carezza, e un po' di tenerezza...


L'accendino con la chitarra, sopra, è bella la chitarra, e sotto la chitarra: ali di farfalla, ancora una volta. Non ci vedo più, per le lacrime, piango di un pianto dolce, delicato, non disturberei neanche me stessa, ho il respiro silenzioso di una formichina.


E quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole di un aprile ormai lontano, tu non piangerai...


Le ninnananne di Garcia Lorca, l'eco di ninne nanne cantate al telefono, il telefono accanto alla mia testa, sul cuscino, Mino, per farti addormentare, Mino, per poterti cullare, ignorando i chilometri, venendomi a cercare nel buio di paure incomprensibili, accarezzandomi con dita eteree e infinitamente dolci, la sua poesia armata di piume che lottava contro petrolio soffocante, e vinceva, vinceva quasi sempre, Ninna Nanna Mino...


Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo...


Smetto, smetto di scrivere a lui, e scrivo a me stessa. L'amore finisce, è triste, ma allo stesso tempo meraviglioso, quando ancora un'eco torna a trovarti picchiettando gentilmente con i polpastrelli sui vetri delle finestre. Quando sorridi e piangi e pensi che no, per niente al mondo ti lascerai portar via tutta quella tenerezza, e quell'affetto, che è tuo per sempre, che l'amore è la ragione per cui vivi.



E sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato...


Per un amore nuovo.

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postato da MiNoLLo alle ore 00:46
lunedì, settembre 01, 2008

Sa.. sa.. prova...

Vediamo se qualcuno mi ascolta, e vediamo se tra gli amici ascoltatori c'è qualche mente illuminata, ma tanto illuminata da fare luce anche a me ché ci sono certe cose che più le rileggo meno senso ci trovo.
Io penso che ad odiare qualcuno bisogna impegnarsi, innanzitutto, c'era una frase famosa di non mi ricordo chi (ho letto con troppa superficialità le citazioni citabili dei Selezione di mia madre)  che diceva che per odiare ci vuole il nostro sangue. Essì.

Poi c'è il fatto che se tu a uno non gli hai fatto niente, tranne l'avergli dato tutta te stessa e anche qualcosa in più, ti fa strano quando quella persona ti tratta come se fossi appena stata in pellegrinaggio a un deposito di letame, manco gli avessi fatto le corna col suo migliore amico.

C'è anche che malauguratamente ti hanno cresciuta con la concezione del rispetto assoluto, che pure quando sei incazzatissima fai di tutto per evitare spargimenti di sangue, e nessuno te l'ha mai detto che a qualcuno il fatto che tu non risponda a parolacce fa salire ancora di più il sangue alla testa e come risultato hai quanto segue:

- che vieni accusata di essere una schifosa egocentrica, perché non provi dolore

ciccio, non è che prova dolore solo chi si mette a sbraitare ai quattro venti, chi offende, chi urla, chi strepita. non  te l'ha detto nessuno che il modo migliore per riconquistare una donna è portarle dei fiori, decisamente più efficace che dedicarle "bella stronza" di Masini (o almeno questo è quanto risulta dalle statistiche)

- che vieni apostrofata come "mucca insensibile" e "Flavia Vento senza bellezza" e "Montalcini" senza intelligenza

che sono un po' le cose che si dicono all'asilo, in fondo, con la differenza che chi me le ha dette ha anni 31 all'anagrafe ed era quello che professava rispetto e amore e che non avrebbe mai voluto far del male a una ragazza (-.-)

- altre varie ed eventuali

come risultato hai un esercito della salvezza di amici e parenti che ti dicono che "quel cretino" aveva fatto cinquina a trovare una come te, e che non vale la pena di starci male per uno che palesemente non ci tiene a te  ecc ecc.

Ma in fin dei conti tu, l'unica cosa che veramente ma veramente non capisci è che motivo ci sia di tirare fuori tutta questa cattiveria, da dove viene tanta voglia di ferirti, ma, soprattutto, ti chiedi chi cavolo era veramente la persona con cui sei stata per un anno e mezzo. Perché ti rendi conto che non l'hai mai conosciuto davvero, e allora ti raggomitoli, e senti male ovunque.

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postato da MiNoLLo alle ore 18:18
sabato, agosto 30, 2008

me ne vado a vivere su un ciliegio esterno

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postato da MiNoLLo alle ore 13:01
martedì, agosto 05, 2008

La prima notizia è che il minollo si dà all'esoterismo.
Cioè, mo, non è che mi vedrete andare in giro vestita come il mago Otelma che parlo con la R moscia e mi do del noi. E' solo che per quest'estate ho deciso di mettermi a studiare (a parte le cose da dottori col camice), cominciando da Totem e Tabù di Freud, passando per Sud e Magia di De Martino, e arrivando ai tarocchi di Jodorowsky. Vallaccapì, questa neonata passione per le fasi della luna e la simbologia femminile, però già qualche anno fa leggevo dona Flor e mi incantava, mentre scorrevo la pagina sentivo i profumi della sua cucina e delle sue ricette, e l'odore delle sue notti con Vadinho fantasma, e il fascino segreto degli Orixà, che ho poi scoperto essere i diretti discendenti delle divinità africane, cioè quanto di più ancestrale e profondo potessi trovare in un libro: la spiritualità primitiva, la cucina, e la sessualità (diavolo d'un Amado!).

Mi perdo dietro le varie facce di Lilith, del mistero dei Tarantolati e mi torna in mente quando ero piccola e facevo finta di avere il mal di testa, così poi nonna si armava di rosario e iniziava a mormorare strane preghiere sfiorandomi i capelli con la croce, e a me veniva una sensazione tiepida allo stomaco, come quando vedo una ragazza bella che non sembra neanche reale (i ragazzi, anche quando sono molto belli, non sembrano mai irreali: la sensazione che danno è di cuore che batte fortissimo da spaccare le costole, ma mai di stomaco tiepido. Chissà perché.), o sento una voce calda che racconta una storia, o mi sveglio la mattina e mi ritrovo in una stanza che non è la mia.

La seconda notizia è che prima o poi sposerò qualcuno che si chiama Gianni. Perché, sebbene alla favola di Biancaneve non ci credo più (sarà un male o sarà un bene?), sono ancora convinta che quando si tiene a qualcuno si fa di tutto per non perderlo, Matteo andava a scrivere con lo spray sotto casa di Naima, Donatella andava a Monaco all'improvviso e senza dire niente a nessuno, che poi coi soldi che aveva speso per il viaggio avrebbe dovuto fare la fame per un mese. Io ho provato e dall'altra parte invece che per Monaco c'è stato un altro viaggio, ma in senso centrifugo e allora persino una scema come Biancaneve capisce. Non sto scherzando, è tutto scritto, è la storia di Gianni sergente vestito elegante, che vive su un ciliegio esterno e mangia liquirizie cercando le differenze tra giorni sempre uguali. Poi il venti settembre gli portano un regalo e lui senza dire niente glielo toglie di mano. Poetico Gianni, più poetico di me che il venti settembre passato ho regalato una rosa a qualcuno, ma diverso è il regalo che il venti settembre futuro mi farò io per i miei ventisei anni, me lo farò incartare e poi strapperò la carta come una bambina, chè forse io e Gianni siamo la stessa persona.

La terza notizia è che questo blog chiude. Non so se per poco o per molto o per sempre, ma per ora non mi va che certe persone, con cui ho deciso di chiudere tutti i contatti, vengano qui su e possano spiare quello che mi passa per la testa, per la pancia, dove vado che faccio cosa mi piace e cosa mi sta sulle palle. Perché no, non mi va di censurarmi e scrivere stando attenta a come uso le parole e ai messaggi che potrei mandare e a come potrebbero essere interpretati. Preferisco dare un taglio netto, una sforbiciata a lame affilate anche se mi dispiace, soprattutto per come questo blog è nato e per come si è evoluto in questi cinque anni (cacchiolina).

La quarta notizia è che sono un'esibizionista, o forse un'incontinente verbale, a voi la scelta, epperciò ne apro uno da un'altra parte. Devo ancora decidere dove come e quando, ma se vi interessa seguirmi nella mia nuova dimora mandatemi un pvt che vi comunico l'indirizzo. La messa è finita, andate in pace.

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postato da MiNoLLo alle ore 12:02
martedì, luglio 29, 2008

Sono stata indecisissima per un sacco di tempo riguardo a dove passare le vacanze. Una risposta comoda comoda era che le devo passare a Roma per quei cacchio di lavori di ristrutturazione, e che non posso andare da nessuna, ma proprio nessuna, nessunissimissima, nessunerrima, parte.

Poi però parlavo con Sil che se ne va dalla nonna a Lecce, e insomma checcavolo a Lecce ci voglio andare pure io, chè sono almeno tre quattro anni che lo dico e mo perché vado in Bosnia, mo per colpa dell'ex-amica Stronza, non riesco ad andarci. Sole mare e cazzeggio con la cotenna di porco, cosa si potrebbe voler di più?

Ma la risposta veravera mi è giunta domenica. Siamo andati all'Erbaula, che sarebbero due casupole sperse in mezzo al bosco, che fa molto Heidi con la differenza che invece delle Alpi si tratta dell'Appennino, e che mia nonna invece di essere cieca è un po' sorda.

Il fatto è che in questi mesi di ansia assoluta, là sono stata davvero bene, per la prima volta. Era cattivo tempo, c'erano dei nuvoloni che aiuto!, e le erbacce davanti casa erano cresciute liberamente fino a diventare una giungla da dove ti aspettavi che da un momento all'altro uscissero fuori dei briganti armati fino ai capelli.
E io stavo tranquilla.
Si è alzato un gran rumore, pensavo fosse pioggia, e invece papà mi ha spiegato che era "lu rusc't' r' mal'tiemp'", il fruscio del brutto tempo, ed era un suono che non avevo mai sentito primo: ovvio, a Roma, senza alberi, con tutte quelle macchine, prima di piovere al massimo puoi ascoltare i bestemmioni dei passanti che si sono dimenticati l'ombrello a casa. Ma neanche a Potenza l'avevo mai sentito.
Poi ho capito che lì gli unici suoni umani erano le voci delle mie nonne, e basta, Solo il gran fragore del bosco, dei tuoni.

Ho trovato dei libri, mezzi mangiati dall'umidità, libri vecchissimi, e a lasciarli là si sarebbero persi completamente.
Sono uscita di casa (perché miracolosamente non c'è campo per i cellulari) e mi sono allontanata per telefonare a zia e chiederle se potevo prenderli.
E lì l'ho sentita, chiara, netta, la pioggia che stava per arrivare. Non la vedevo, la sentivo. Nell'aria, nei rumori, si sentiva, e ho detto a Manuel di sbrigarsi a passarmi zia, e lui l'ha capito senza che io glielo dicessi, il tempo di "zia, sono all'Erbaula, posso prendermi i libri?" "si". Ed è arrivato. Il temporale. Nonno è uscito "torna qua, che ti bagni".E a me è venuto da piangere per l'assoluta semplicità delle cose, per la bellezza, per il senso di protezione che ho provato lasciandomi esplorare da quelle gocce.

Volevo chiamare Fabio e dirgli vieni qua in vacanza, lascia perdere aerei, o casse stereo da palco, stai con me qua, per qualche giorno, ma il telefono non prendeva di nuovo.

E quindi ci vado da sola, tra i miei libri che puzzano di muffa, e i gradini che a mezzogiorno sono caldi di sole e ti invitano a leggere, senza altro disturbo che il canto discreto delle cicale e il fruscio delle foglie.

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postato da MiNoLLo alle ore 19:39
sabato, luglio 05, 2008

Si, si, si mi ero lamentata, eccome se mi ero lamentata! Perché mi ero rotta le balle di vedere la mia odiamata regione gettata in pasto alle multinazionali, per un pugno di lenticchie, anzi manco, ché almeno le lenticchie sono buone per il cenone di capodanno.
Io la cocacola la shkifo e la odio da quando ciavevo tredici anni, figuriamoci quando ho visto che si è comprata la gaudianello, e ha fatto merciandaising spacciando rionero monticchio atella e barile per paesi dove nonna Abelarda sembra la fotocopia di Gisele Bundchen. Io sono qua per aprirvi gli occhi: Rionero è terra di vecchi bacucchi, neanche troppo affascinanti, e io mo non è che voglio sputare sulle mie radici perché sono per un quarto rionerese anch'io, ma l'unica cosa veramente interessante là sono i cannoli di Libutti.

Detto ciò, a parte che di questi tempi vado a prendere il kebab e mi danno l'acqua lilia con lo sfondo del vulture e io non so se commuovermi come heidi quando torna dal nonno o sputare nell'occhio del kebabbaro che me l'ha data, io sono finalmente contenta.
Perchè da piccola funzionava così: nonno Saverio e nonna Tetta pigliavano la Gaudianello, ma a me non piaceva perché era troppo frizzantina; nonno Vito e nonna Carmela pigliavano l'Atala, ma a me non piaceva perché la fonte Atala era la più sfigata di tutte e poi Atala era una bicicletta e non capivo cosa c'entrasse con l'acqua, e noi pigliavamo la Cutolo, anzi, la Cutolo-Rionero. Che come etichetta aveva la statua di un bimbo col piscilicchio di fuori che espleta le sue funzioni fisiologiche, e a lato c'era scritto in quattro lingue che l'acqua Cutolo-Rionero poteva avere effetti diuretici (e grazie a pippo! è acqua, certo che poi pisci!). E io che senza qualcosa da leggere mi sentivo persa, davanti a un piatto di carne che non finiva mai, per distrarmi leggevo che "it may have diuretic effects" e ridevo ogni volta che vedevo scritto che conteneva lo stronzio (io vorrei sapere chi è stato quel burlone che ha dato tale nome al corrispondente elemento chimico: se è ancora vivo, gli stringo la mano).

Giustamente, vorrete sapere perché sono contenta, visto che è mezz'ora che vo menando il can per l'aia: ebbene, quelli della Cutolo, che come molti lucani hanno le palle che girano come sfere del planetarium, hanno alzato la testa e hanno creato la Vaffancola.
Secondo me il nome gli è venuto così, parlando tra amici, e qualcuno avrà fatto una battuta, e qualcun altro si sarà ricordato di Carmine Crocco, il brigante, quello che tanto filo da torcere ha dato ai piemuntisi che volevano togliere la terra ai contadini lucani, e allora proprio da Rionero è partito un segnale: "non siamo terra di nessuno, siamo stufi di fare la parte della torta che si può dividere a piacimento".

E' una cosa piccola, ma io sono contenta. E sono contenta anche che la testa la si stia alzando anche a Potenza, per la faccenda del petrolio... ma di questo vi parlo un'altra volta

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categoria : to whom it may concern, terra di briganti

postato da MiNoLLo alle ore 13:48
mercoledì, luglio 02, 2008

Oggi parlerò di un argomento che mi sta molto a cuore. Tenterò di mettervi in guardia sui pericoli e le insidie di una parte di Roma che, come solo pochi eletti sanno, è afflitta da strani correnti magnetiche che rendono chi vi si trova folle. Questa parte di Roma è l'EUR. Voi non mi credete, lo so, siete scettici, ma dopo che avrò finito con le mie testimonianze non potrete che essere d'accordo con me.

TESTIMONIANZA N.1

Mi trovavo sola soletta in viale Europa, seduta su una panchina a leggere il mio bel libro quando mi si avvicina un tizio con una caterva di coperte sulle spalle. Mi chiede se ne voglio una. Gli spiego gentilmente, sorridendo, che no, siamo a giugno e casa mia sembra l'interno del forno della pizzeria 'O Sole Mio quindi non necessito di tali oggetti. Lui cerca di convincermi che il prezzo è ottimo, ma io, sempre sfoggiando il più radioso dei sorrisi ribatto che comunque vivo sola e di una coperta a due piazze proprio non saprei che farmene. Lui mi sorride, e, approfittando della mia ingenua distrazione,  mi riempie di bacetti sulle guance.

TESTIMONIANZA N.2

Stesso posto, stessa panchina, stesso libro. Una signora vestita molto fashion, con voluminosi e curati ( e mesciati) capelli biondo-zoccola, tra i trentacinque e i quaranta, si siede accanto a me. Io continuo a leggere e di tanto in tanto alzo lo sguardo per guardare gli uccellini, le farfalle, e i piccioni che fanno il tiro al bersaglio sui passanti (tifando ovviamente per i piccioni).
Tutto ad un tratto, la signora balza in piedi e comincia a camminare a passo di marcia. Io alzo la testa dal libro, non fosse altro per la repentinità o repentinenza del suo gesto. Dopo dieci passi ella si volta e, puntandomi addosso un minaccioso indice indubbiamente carico, mi ingiunge "e non mi seguire, eh!"

TESTIMONIANZA N.3

Questa testimonianza è stata raccolta da un indigeno.
Un tizio in maglietta e jeans, urlando apostrofa un manager in piedi davanti al bar profferendo le seguenti parole: "IO.... CAMMINO SULL'ACQUA!!!!! PASSO ATTRAVERSO I MURI!!!!!!!".

Quindi, o amati lettori di questo blog, io vi sconsiglio caldamente di porre piede in quel luogo malsano, ma se doveste farlo, ricordate: è a vostro rischio e pericolo!!!

(uomo avvisato...)


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postato da MiNoLLo alle ore 13:23
venerdì, giugno 27, 2008

Ce l'hanno detto in tutte le salse. Ci hanno fatto paventare uno scenario alla Ballard. Ci hanno fatto cagare sotto, o più semplicemente, si sono insinuati con un fastidioso ronzio tra le nostre linguine con le vongole e la scaloppina ai funghi, all'ora di pranzo.

Fatto sta che tutti i telegiornali, a partire da tg Leonardo fino al famigerrimo (mi serviva una parola quanto più cacofonica possibile...) tg4, ce l'hanno detto. E sì che i telegiornali sono la più efficace forma di disinformazione dell'era moderna (sto parlando come una che si è appena teletrasportata dagli anni '60... sarà l'effetto "pippone"). 

L'acqua sta finendo. Non nel senso che non ce n'è più, ché alla scuola media ce l'hanno insegnato un po' a tutti che nulla si crea e nulla si distrugge, quindi mo non è che passa eta beta, se la ficca nelle tasche e noi qua rimaniamo senza. Il problema è che c'è tantatantaggente che ha scarsissimo accesso all'acqua. Ora voi mi direte: quanta è questa tantatantaggente? e io vi dirò: boh. Nel senso che io sono una zappa con i numeri, ma pure se fossero solo un centinaio, pure se fossero solo in due, che cambierebbe? Depurare, desalinizzare costa e i bacini naturali non è che sono delle cose che non hanno fondo tipo il pozzo di san patrizio o il mio stomaco se per cena ci sono i fiori di zucca ripieni. (questa è per levarmi quell'aura da Nicoletta Orsomando nella sua post-adolescenza).

Da tutto ciò deriva il mio cruccio odierno. Qua a Roma ci sono millemila fontanelle pubbliche, cosa che secondo me è atto di grande civiltà perché una delle tante piccole grandi cose che mi ha insegnato mio nonno è che l'acqua è di tutti e non bisogna negarla a nessuno (e a chi si azzarda a dire che sono melensa lo crocifiggo! Nonno era un Grande e non si tocca!). Detto ciò, e detto anche che quando fa così caldo ringrazio gli antichi papi o chi per essi ha avuto un'idea così bella da mettere fontane nel raggio massimo di distanza di un Km l'una dall'altra, vorrei tanto sapere chi è quel testa di cazzo di assessore del comune che se ne occupa. Vi prego, fatemelo conoscere. Ho tre o quattro cose da dirgli (a parte improperi vari).

Signor assessò, ma non si poteva fare che invece di demolire tutto ciò che di culturale aveva tentato di fare il seppur discutibile Veltroni con la scusaccia del buco (quelli della CdL sono pagati sottobanco dalla Polo, io lo so, sennò non si spiega "e un buco di trecento miliardi qua" e "settanta milioni là" e "quelle maledette tarme comuniste si sono rosicchiate la mia bandana"...), risparmiavate un po' sulla bolletta dell'ACEA? Cosa dice, signor assessore? Vuole sapere come? Be', sa, anni addietro, mo non mi chieda quanti chel'ho già detto prima che coi numeri sono una zappa, dicevo, anni addietro qualche anima bella inventò una cosa che lì per lì decise di chiamare "rubinetto". Sì, sì, ru-bi-net-to. E' una cosa che quando sta chiuso, l'acqua non esce, risparmiando sui costi e sul contenuto delle dighe. Poi se per esempio al Colosseo mi arriva il turista polacco in visita al Papa che sta quasi per morire disidratato, ZACCHETE! mi apre il Rubinetto e l'acqua comincia a scorrere e zampillare gaia.
Ho detto gaiA con la A finale, signor assessore, non mi si inalberi, non vorrà mandar via pure l'acqua da San Giovanni?!
Grazie eh! E tanti cari saluti alla di Lei gentil consorte!!!

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