postato da MiNoLLo alle ore 23:13
mercoledì, ottobre 25, 2006

Fluiva con lentezza, senza zavorre né aspettative, e io sapevo con certezza che si, c’ero, era quello il porto, la meta.

Ti guardavo guardare l’oceano e ti si tingevano gli occhi di gabbiani, le mani piene della sabbia di un altro continente, sotto i piedi la memoria di passi affaticati sulla neve dell’Himalaya.

E le risate si scioglievano in nastri colorati, in fuochi d’artificio tra salti e lotte di cuscini e corse incontro al tram tanto quella notte la strada era la nostra, ed era nostra l’alba che, aspettandola, non è arrivata…potrei parlare del silenzio, che solo con te non mi fa paura, ma del silenzio e delle incursioni profonde nelle rispettive anime non bisogna parlare perché si tratta di quei segreti che da soli reggono l’universo.

Avevo le piogge tra i capelli, quella con l’odore buono delle candele e il cristallo nel prenderti per mano, e quell’altra pioggia lunga quanto una bugia nel calore infernale della prima volta che mi scoppiavano gli occhi, mentre li tenevo chiusi, mentre non esistevano altro che labbra e piumini di quasi gennaio, di quasi nuovo, di quasi rivoluzione.

 Una rosa da te che non mi hai mai regalato niente, se non il tuo odore e la vita che scorreva nelle tue stesse arterie assieme al sangue rosso, assieme al suono del tuo basso inutile, chè con le corde ci hai legato le mie poesie.

I pensieri terroristici inumiditi di lacrime represse, e un aeroporto e mille altri aeroporti ancora, un abbraccio di salvataggio mentre stavo per morire assiderata, un abbraccio che calore non cercava. Mille copertine di libri in mille lingue diverse e mille pagine non scritte – check the pupil, right, I’ll be checking it, la controllerò per milioni di anni ancora, la controllerò in tutti gli occhi che vedrò, quella pupilla immobile.

Ero arrivata.

Prima di ripartire ancora.           

 

A:  Pa, Kacha, Noi, Sahin, Fede, Miche, Dona, Cate, Miky, Deg, Hadas, Sil, Gorana, nonno…..

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postato da MiNoLLo alle ore 13:12
giovedì, ottobre 19, 2006

Ho una tosse insistente, il naso che cola, insomma la situazione generale non è delle migliori. Però ci sono almeno due storie dietro, anzi due episodi, scemi anzichennò, ma belli.

UNO: Un sabato sera e un ristorante sul mare. Io, arrampicata su tacchi vertiginosi, trucco perfetto, unghie perfettamente smaltate di nero, argento alle orecchie, il bicchiere sempre pieno di vino bianco, e davanti ai miei occhi due ipnotici occhi azzurri e un piercing al sopracciglio. Schermaglie, dettate dal vino?forse... dettate dalla voglia di divertirmi?forse... dettate dall'insicurezza e dal mare sotto le finestre?forse... è  così importante? No, non lo è. Poi i tacchi sono andati via, la stanchezza, l'innaturalità e le tensioni, il braccio a cui mi aggrappavo era quello di mio fratello. Camminavo coi piedi scalzi sulla sabbia umida e tiepida, c'era la nebbia, il vento, coi miei fratellini. Non dovevo dimostrare niente a nessuno, il mare era nero e non si capiva dove finisse per lasciare il posto al cielo. Non ridevamo forte, ma neanche parlavamo piano, avevamo tutta la notte tutta per noi, era uno di quei momenti che non ti chiedi quando finiranno, non hai paura che finiranno, sai che sei lì e basta.

E questa è la causa scatenante dell'influenza. A cui si aggiunge che io odio: a) prendere medicine di qualsivoglia genere e forma e sapore, b) starmene invalida a letto, a meno che proprio la temperatura esterna non sia al di sotto dello zero o gli elementi siano in pieno tumulto. Da ciò se ne deduce che normalmente me ne fotto del termometro (che tra l'altro non uso se non costretta) ed esco. Lo so, non è indice di forte senso civico perchè così facendo vado irresponsabilmente infettando il mio prossimo...però...!

DUE:ieri il mio amico mi chiama perchè, in un modo mafioso che non ritiene di spiegarmi per telefono, si è procurato due biglietti per la prima di un film iraniano al festival del cinema di roma. Si scopre poi che il modo non era mafioso affatto, il mio amico è stato preso ad una delle migliori scuole di cinema d'Italia, ed è lì che gli hanno dato i biglietti...che dire, sono impazzita di gioia per lui, il cinema è il suo sogno, e ora lo tocca con tutte e due le mani. In pratica, per me è la prova vivente e tangibile che non è sbagliato pensare di poter fare tutto ciò che si desidera, a patto di voler lottare. E' la prova che non bisogna accettare passivamente di vivere in modo opaco castrando le proprie fantasie apparentemente più folli. Nel giro di 24 ore, è diventato una specie di "modello" a cui guardare. E' stato bello vedere il film seduta affianco a qualcuno a cui brillavano gli occhi nonostante la stanchezza, che si gustava ogni momento del dibattito con la regista, ogni passo in quel posto dove la gente non respirava altro che cinema cinema cinema... (come ha detto lui, come se a me facessero visitare una casa editrice!). Io, invece, respiravo il suo entusiasmo: è diventato un articolo così raro e forse per questo mi sembrava tanto prezioso.

Che dire...alla luce di tutto ciò, il mio naso gocciolante e la mia tosse e i miei occhi lacrimosi non sono niente. E' tutto bello e colorato, oggi :)  

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categoria : nonsense babbling