postato da MiNoLLo alle ore 11:54
sabato, dicembre 23, 2006

Caro Dragan, è difficile per me spiegarti queste cose, adesso. Adesso hai 4 anni, cerchi tua madre e lei non c'è mai. Hai ragione Dragan, hai ragione tu bimbo mio, ma è proprio per questo che ti scrivo una lettera. Spero che da grande, quando nè io nè tuo padre cercheremo più di proteggerti da questo mondo a cui appartieni, leggendola, mi assolverai. Perchè questa guerra sta durando troppo, e finchè non  passa io non sarò lì a darti il bacio della buonanotte. Ma non è per questo che dovrai assolvermi. E' per il non averti pensato. E' perchè continuo ciecamente, meccanicamente, a fare il mio lavoro, niente di più. Le sirene delle ambulanze neanche si sentono più ormai, arrivano su qualsiasi mezzo: macchine, camion militari, una volta persino un carretto. E io per un attimo avrei quasi voluto sorridere, Dragan, prima di ficcargli un tubo giù per la gola, mentre i chirurghi lo palpavano e correvano: è sempre così, gente che palpa e corre e le infermiere con le forbici che tagliano via i vestiti. I chirurghi hanno il gran privilegio di non vederle quelle facce da ragazzini liceali, facce da brav'uomini, e per un istante, loro, possono anche pensare di essere stanchi. "Ricuci tu, io vado a farmi una sigaretta". Per carità, se la vedono dura, loro. Ma io con quelle facce davanti non ci riesco proprio a pensare. "Vai con l'alotano, controlla la frequenza". Dragan, in Europa li attaccano agli elettrocardiografi, hanno delle pompe che gli insufflano aria nei polmoni, qua nei Balcani invece "uno due tre quattro cinque" e stringo il palloncino con l'aria, per un'ora, due, due giorni di seguito. Ne arrivano così tanti, e ogni volta penso "questo è l'ultimo poi dormo, no, poi vado a casa da Dragan, magari dormiamo vicini". Ma se ne arriva un altro, stanca o no, ritiro su la mascherina. Non voglio sembrarti patetica, non ne ho nè il tempo nè la forza, ma il mio è solo uno dei tanti dazi, e anche tu devi pagare. Perchè appartieni al mondo, e a modo tuo anche tu gli devi qualcosa. Sei un bambino fortunato, a volte in mezzo a tutto quel sangue mi fai quasi rabbia. Qui le bombe non cadono, casa nostra è calda e tuo padre è lì con te, non perso in qualche pantano con una divisa addosso. Quindi, anche se sei sangue del mio sangue, quando vedo tutto quell'altro sangue scorrere via, disperdersi sui pavimenti, non ho difficoltà a scegliere. E' per questo che un giorno dovrai assolvermi: per aver abdicato all'essere tua madre, per aver scelto, lucidamente, di non essere a casa a darti il bacio della buonanotte. Per averti abbandonato.

questo post è un po' più lungo degli altri. X vari motivi: il 1, è che mi volevo togliere subito dalle scatole la cosa più banale:ke in guerra si muore. Lo vediamo tutti i giorni in tv e ci siamo abituati, amen. Per disabituarci, ci vorrebbe che le vedessimo dal vivo, da vicino, certe cose, ma questo non lo auguro a nessuno. Per il resto, non mi va di fare quella che cerca di emozionare a tutti i costi, che specula sui luoghi comuni. Il 2, è più importante. La donna di questo racconto, io l'ho conosciuta, ovviamente non so se ha pensato davvero ste cose o no, ma mi è rimasta dentro. E' una specie di mio eroe personale. A parte essere un'anestesista eccezionale (non ve lo voglio neanche dire, con che apparekkiature si trova a lavorare... tipo donazioni della croce rossa di qualche altro paese, makkinari che negli ospedali europei dovevano buttare e allora...), è speciale. Dura, fredda, appena la conosci ti fa anche un po' paura. Ma grandissima. Negli anni della guerra, hanno fatto un numero di operazioni incalcolabile. E non scherzavo, quando ho scritto che stavano anche 2 giorni senza dormire. Io pensavo "non è possibile rimanere concentrati, è una cazzata, così metti a rischio anche il paziente". Invece no. La stanchezza c'è, ma è come una mosca, se stai facendo una cosa importante fingi di non vederla. In quegli anni orribili, c'erano tanti modi di stare all'inferno. Anche rinunciare a crescere il proprio figlio è uno di questi, per assistere quotidianamente a uno strazio senza precedenti, a vedere il proprio mondo ridotto al bianco delle piastrelle della sala operatoria, al vetro delle flebo e al rosso del sangue. L'unica soluzione è non pensare. E questa soluzione, lì, l'hanno adottata un po' tutti: non pensare, a niente. Per questo dopo è stato così facile mettere il guinzaglio a tutto un popolo e portarlo dove dicevamo noi (per "noi" intendo la NATO...a proposito, è a causa di noi evolutissimi "occidentali" che i casi di tumore nei Balcani sono aumentati esponenzialmente.  Perchè siamo andati a buttargli le bombe all'uranio. Fermi un attimo:non pensate "vabbè non è una novità": è una novità. Perchè ci hanno parlato di quei vergognosi proiettili militari all'uranio, e solo in afghanistan kosovo e iraq - mi sono informata-. Non ci hanno mai parlato di BOMBE. Ora, a parte il paradosso delle bombe "pacifiste" che se cominciamo ad analizzarlo non finiamo più, come lo giustificate che un'alleanza di paesi "civili" vada deliberatamente a inquinare con skifezze radioattive il territorio di un paese che "ufficialmente" vuole proteggere?)

Scusate la logorrea. Alla prossima

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postato da MiNoLLo alle ore 17:25
martedì, dicembre 19, 2006

"Corri!"

Aspetta, aspetta un attimo. Devo mettere i quaderrni nello zaino.No. Ma come? Almeno i quaderni dai. Le penne le matite.Si lo so lo sento. Ma aspetta. Ho 18 anni ho l'esame finale quest'anno. Si lo sento ti ho detto lo sento il rumore dei cingoli. E certo si l'avevano detto in tv ma sai com'è non me l'aspettavo. Jelena non guardarmi così stai seduta al tuo banco. Il carro armato ci aspetta. Aspetta. Dai uno zaino ci entrerà, ci entrerà ci entrerà dai. Non piangere. Vedrai che non è niente. Combattere. E' per la patria. Quale patria, però, non lo so. Ma gli servono reclute giovani. Jelena devo scendere quelli nei carri ci aspettano. Va bene, penne matite quaderni e zaino li lascio qua. Sarà per un'altra volta Jelena.

funzionava così,anche così: i ragazzini andavano a reclutarli nelle scuole. Ho pensato di iniziare a raccontarla in questo modo, quella guerra di cui non ci ho capito niente. La guerra in Jugoslavia. Di quelli che ora sono 5 stati indipendenti (il Montenegro si è da poco staccato dalla Serbia), il più colpito fu la Bosnia. Quello che se la cavò meglio, uscendone quasi illeso, la Slovenia. Oggi in Bosnia dicono scherzando che ci sono 7 donne per ogni uomo. Lo dicono scherzando, ma è vero, e non si tratta solo di un'anomalia statistico-demografica. E' che almeno in ogni famiglia c'è un morto, un morto di cui si preferisce non parlare, ma c'è. Un mortO, più raramente una mortA. I cimiteri in molti casi erano talmente strapieni che si doveva ricorrere a soluzioni alternative. la più classica, era allargarli a dismisura finchè non lambivano le case (immaginate, aprire la finestra del bagno e vedere una spianata di croci). Ma ho visto anche idee molto più creative, non crediate.

Alla prossima puntata.

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postato da MiNoLLo alle ore 19:51
domenica, dicembre 17, 2006

(post di straforo)

(xkè non scriverò fino a tipo giovedì prossimo)

Su casa mia grava una qualche maledizione.

1) Ho litigato con una sottospecie di mio amico al quale avevo chiesto se, visto che ha la makkina, poteva portarmi giù verso la mia città Natale una valiggiA. Io sarò anke rompicoglioni, ma lui va contestato in quanto appariva ben kiaro ke non voleva, tuttavia tergiversava pur di non dirmi "NO NO E NO, LA VALIGGIA CON DUE GI TE LA PORTI DA SOLA!" (il ke mi dava ai nervi) (la tergiversatio)

2)mi sono demolita la caviglia sinistra a causa di un cratere meteoritico subdolamente celato da una fiumana umana in via del Corso. E ora non solo mi devo portare la valiggia ma lo devo pure fare con un unico arto inferiore valido.

3)La mia coinquilina si è testè perforata il pollice con le forbici, causandosi un'inarrestabile emorragia. Al che io (studentessa di medicina), lei (medica già laureata) e l'altra (ingegnera biomedica) abbiamo sclerato x una mezzoretta buona.

Toccatevi sennò vi attacco la sfiga anke a voi.

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postato da MiNoLLo alle ore 15:05
sabato, dicembre 16, 2006

Post di spiegazione e/o introduzione

A proposito di anestesie emotive e psichiche... Non so come spiegarlo, è una cosa molto precisa, quella da cui a volte scappo o almeno vorrei scappare, solo che è talmente grande che un nome non ce l'ha. Facciamo che dalla prossima settimana ci provo a spiegarlo, poco alla volta, nell'unico modo che conosco - scrivendo. Prima, non faceva parte della mia vita di tutti i giorni se non in modo molto marginale, il tempo di un servizio al tiggì mentre finisco di lavare i piatti. Adesso, invece, respira con me. A volte non ci faccio caso, ma c'è, c'è e basta, e quelle volte che vorrei anestetizzarmi sono le volte in cui ho il fianco scoperto, quando ciò che viene fatto a un altro lo sento come fatto a me, e non è retorica...

Non è la stessa cosa quando guardi il telegiornale e vedi che bombardano Haifa e allora cambi e metti sui Simpson, xkè la notizia ha un valore equivalente a quello di Homer che rutta, ti rubano all'incirca lo stesso tempo di vita. Non è la stessa cosa di quando vedi che bombardano Haifa e là in mezzo c'è la tua amica che ti ha aiutata a scegliere la maglia grigia con le toppe viola sui gomiti, che ti aveva fatto scartare quella verde xkè  col fatto che hai le tette troppo grosse sembravi una pornostar.

Non vorrei cadere nello scontato, o nello spettacolare x forza, o nel commovente-popolare alla Maria De Filippi. é che dopo che hai aperto gli occhi non puoi + mettere i filtri a quello che vedi, anche se fa male, l'unico sistema è tappare tutto, ma a quel punto non devi far entrare proprio + niente.

Alla prossima settimana, la settimana del Santo Natale........................

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categoria : bosnia, nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 12:21
venerdì, dicembre 15, 2006

KHORAKHANE'

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla

perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti

sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali

(F. De Andrè)

 ne è passato di tempo, ma solo ora riesco a scrivere della Bosnia. Sarà che continua a rincorrermi, a sfiorarmi in mille modi diversi...dalle pagine di un libro, da una canzone, da un film... Sarà che magari lo faceva anche prima ma io ero sorda a quella lingua e quei sussurri li scambiavo per folate di vento, appunto. Di certo, non si può ignorare. E poi, per continuità sono arrivata a non poter ignorare più niente, l'unico modo che ho è quello di anestetizzarmi, togliere di mezzo sia la testa che il cuore, vegetare...

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categoria : music, bosnia

postato da MiNoLLo alle ore 16:33
giovedì, dicembre 14, 2006

x la gioia dei grandi e dei piccini, volevo postare un racconto. Ma non so cos'ho schiacciato, fatto sta che mi si è SCANCELLATO tutto. E va beh...

Sarà il ciclo, sarà l'aria, sarà l'acqua... sto scazzatissima, quindi ora me ne vado a fare shopping. In libreria. Con FedeRicotta. E comprerò:

La donna abitata (G.Belli) a Cix x Natale (un libro bello ma soprattutto porta fortuna! poi la prox volta vi racconto la storia)(la storia del perchè porta fortuna, non la trama del libro!!!Quella se volete saperla ve lo andate a comprare e lo leggete)

Un uomo (O. Fallaci) a me (xkè ce l'avevamo ma l'abbiamo prestato non si sa a chi quindi ormai è disperso) (Libro di quando Oriana Fallaci era il mio mito, cioè, quell'Oriana lì lo è ancora il mio mito, sempre che io riesca a fare un'operazione un po' schizofrenica e separarla da quell'altra Oriana che mi fa venire gli incubi la notte)

La vita:istruzioni per l'uso (G. Perec) sempre a me (se lo trovo...perchè me lo prestarono anni fa ma ho voglia di rileggerlo...in quanto ieri sera ci siamo messi a fare tutta una discussione con un mio amico che farà il montatore -cinema- e mi sono ingrippata su un certo tipo di sperimentazione letteraria che ha un po' l'effetto di un corto cinematografico) (non so se si capiva)

Un marziano a Roma (E. Flaiano) ovviamente, ancora a me (sono un'egoista del cazzo) (xkè essendo scazzata ho bisogno di tirarmi su) (tanto il libro di Baricco l'ho quasi finito...mi autostupisco della mia celerità)

poi basta (spero....) xkè già così se ne parte un bel po' di paghetta....

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categoria : nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 11:00
mercoledì, dicembre 13, 2006

Per caso ho visto in edicola un libro di Baricco, lo davano con La Repubblica. A me piaciucchia Baricco, lo prendo. Essendo un'edizione con copertina rigida, costava meno di quanto avrebbe potuto in libreria. (ed essendo io studentessa fuori sede costantemente senza soldi, sono sempre a caccia dell'opzione + economica). Diciamo che mi sono fidata, pensavo fosse un romanzo, l'ho pensato per tutto il tempo che è rimasto parkeggiato sulla scrivania in attesa che finissi i libri che erano in coda prima di lui. Fino a ieri, cioè, quando ho scoperto che "i barbari" non è affatto un romanzo, ma una raccolta di articoli, volendo classificarlo secondo un metro classico lo si potrebbe chiamare saggio. Ma chi conosce Baricco sa che di classico egli ha ben poco.

Insomma: l'ho nominato qua perchè è nello spirito del libro. Espandersi a makkia d'olio ("in superficie") e passare avanti. Il blog è perfetto. Allora mi sono chiesta a cosa servono i blog. Sono una forma di narcisismo? o di sfogo? Boh, io questo blog l'ho aperto tanto tempo fa senza neanche sapere cosa fosse un blog. Me l'ha fatto fare la mia amica, le erano piaciuti i miei racconti e mi disse "perchè non li metti su internet"? X me, la destinazione finale di ogni cosa scrivessi era o il cestino o la carta stampata. Un libro. Quindi sto coso di internet non sapevo neanche bene come manovrarlo (tanto non lo so neanche ora...). Però, a pensarci, il mio scopo era quello di tirare pietre nello stagno, non volevo mica fare la scrittrice per farmi la mercedes. Quindi ora, che mentre scrivo ho un libro alle stampe (mi sento figa, a dirlo, perdonate il vezzo) mi sento molto più a mio agio qua. Perchè se carico una poesia, brutta o bella, nessuno paga niente per leggerla. Manca una certa sovrastruttura e continuità, forse, ma non sono sicura che sia necessaria. Manca la parte fisica, questo si. Ma se proprio, nella remotissima ipotesi che qualcosa che scrivo a qualcuno piacesse così tanto, può sempre ricopiarsela su un foglio (a matita, please). Sono diventata un mutante ank'io. (Ora scusate, mi sono spuntati gli artigli come al mio amico Wolverine e la scrittura sulla tastiera mi risulta un po' disagevole)

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categoria : nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 13:59
martedì, dicembre 12, 2006

Piccolissimo particolare scemo. Ieri sera, mentre guardavo Slevin (non guardatelo: è una palese ricopiatura di Tarantino. Neanche troppo brutto, alla fine, se non fosse che io x principio non sopporto le ricopiature. Senza contare che gli manca tutta quella stupenda autoironia del maestro Tarantino)(fine della parentesi)....mi sò persa

ah, si, mentre guardavo Slevin, mi è tornata in mente la sera dei conteggi elettorali: io, Cix, Purpett e il suo amico in piazzetta, con un bicchiere (di plastica!!) di birra in mano, insieme a tanti altri palesi antiberlusconiani, un brusio di fondo in cui potevi cogliere nomi di partiti e "senato" "percentuali" "exit-polls" "camera"... Tutti tesi, facce tirate, politica rivoltata come una frittata. Mi chiama mio padre da casa x sapere a che ora ho intenzione di ritirarmi, e gli altri mi stordiscono "chiedi a quanto stiamo, chiedi, chiedi!!!!". Tipo la partita dell'Italia. Per sapere se avevamo vinto o se avevamo perso, sperando che non si sarebbe finiti ai rigori.

Mi sono sentita una cretina, ripensandoci. X tutto: x i discorsi, x l'ansia, x l'immedesimazione da gara. Sarà che ora, col senno di poi, capisco che non aveva senso. Sarà che davvero c'è troppo odio, troppi fischi, e ci prendiamo tutti un po'  troppo sul serio, impettiti sulle nostre irrinunciabili posizioni. Appena posso mi trasferisco in Spagna. O in Francia. Mò vediamo.

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postato da MiNoLLo alle ore 13:07
lunedì, dicembre 11, 2006

la poesia che non mi hai dedicato

la poesia che non mi hai dedicato

è lunga, una processione di parole,

oppure breve, e mi si pianta nel cuore

come lacrimogeno stiletto.

E' una poesia che inizia e finisce

tra i miei occhi e la bocca

tra un bicchiere di vino rosso e una chitarra

tra una coperta e una panchina.

Parla poco di me, e molto di te,

delle onde mentre mi pensavi

e dei pensieri mentre mi respiravi

e di tanti piccoli cortometraggi

e dei tatuaggi che ti ho disegnato nel cervello.

Nella poesia che non mi hai dedicato

ci sono metafore delicate e cristalline

ma nitide e definite, a volte,

o anche eteree e sfuggenti.

Poi ci sono battaglie e soldati

e cose da uomini veri, cose che io non capisco,

c'è tutta la brutalità che mi porgi in dono

sperando che io con la mia innata

grazia femminile te la addolcisca.

Ci sono mazzi di fiori e profumi e prati

e cieli azzurri e diademi e miele e stelle

mescolati a vaghi accenni ai sentieri

su cui vorresti che ti facessi da guida

o solo semplicemente ti accompagnassi.

La poesia che non mi hai dedicato

è sensuale ed evocativa

senza mezzi termini nè censure

e si arrampica sulle più ardite vette

del pensiero lirico, per elevarmi

far sì che io

comprenda

mi commuova

poi m'inorgoglisca

infine m'innamori.

La poesia che non mi hai dedicato

non me l'hai dedicata.

Ma la poesia,

è bene che lo si dica,

non serve a niente. 

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categoria : poems

postato da MiNoLLo alle ore 18:32
domenica, dicembre 10, 2006

post pseudo-politico di reminiscenza

ho ripescato una frase fighissima da una canzone che avevo quasi dimenticato (chi indovina è bravo ma non vince niente), mi è RIpiaciuta e xciò trascrivo

perchè stavolta non si tratta di cambiare un presidente, sarà il popolo a costruire un Cile del tutto diverso.

PS:chiedo perdono agli ispanofoni (ammesso che tale termine esista) per la traduzione effettuata in maniera pessima da me medesima

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