postato da MiNoLLo alle ore 12:12
mercoledì, gennaio 31, 2007

Squilla il telefono.

"Fra, com'era l'indirizzo del tuo sito?" www.xsoncinaxbene.splinder.com" "come quello delle tartarughe ninja?" "no, questo è splinDer, con la D" "ah, ok, cia" "cia"

Venti minuti. Risquilla il telefono.

"Figliò, ma che hai scritto?!" "Perchè?" "Ma non si capisce na mazza! Non c'è un filo logico, non c'è un tema, è IL CAOS!" "Vabbè, ma è un blog, è normale....che filo logico volevi?" "Mah, se lo dici tu...Comunque chiedi a Paolina (NB: la mia migliore amica, laureanda in psicologia) se ti fa un paio di sedute, perchè tu non sei normale"

CONCLUSIONI: 1) il mio blog è brutto e incomprensibile 2) non darò mai + l'indirizzo a gente che conosco, solo sconosciuti! 3) sei contento, Vittò, che ho parlato di te sul blog?

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categoria : nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 20:23
martedì, gennaio 30, 2007

POLEMICA POLEMICA POLEMICA.

Ieri in libreria con Sof, ops, "menade". Mi indica col ditino "cento colpi di spazzola", libro che LEI mi prestò. E io mi chiedo, ma perchè, per quale malefico e malvagio motivo si metta in giro un mazzolin di pagine come quelle. Che hanno tra l'altro palesi e irrisolti conflitti con la lingua italiana. E uno.

Il libro di Giorgio Faletti, anzi I libri sono la mia seconda polemica. Sto ancora preparando un'atroce vendetta ai danni di coloro che me lo consigliarono come "bellissimo", "nuovo", "affascinante". Ma porca di quella porca matosca, è una triste scopiazzatura di tutta quella narrativa americana alla Leonard Cohen, santo cielo, e non venitemi a dire che la trama è intrigante perchè allora è d'uopo che faccia lo sceneggiatore, non lo scrittore!!! 

Ma veniamo al reale motivo per cui mi trovavo in libreria. Era per prendermi una pausa, cercavo un qualcosa qualsiasi di Valery, una vacanza dalla lettura del tomo di poesia italiana dei secoli tredicesimo e quattordicesimo che mi sto infliggendo da qualche giorno. Voi vi chiederete perchè mai faccio ciò, e io vi risponderò boh. (non è vero... lo faccio perchè mi piace...sennonchè non è il massimo dello svago, specie in prossimità di esami non proprio facilissimi come patologia o sistematica 2 - che sarebbe: gastroenterologia, endocrinologia, nefrologia, urologia e andrologia, tutte insieme. Presumo non ve ne freghi niente ma il fatto è che amo far spaventare la gente parlando della mole di roba che devo studiare).  MA, il suddetto libro costava euro 22. O voi editori di poesia, non lamentatevi che in questo paese di santi e poeti la santità e la poesia languono, se mettete prezzi così alti. Io ci credo, che avete delle spese, ma ariporca di quella porca matosca, se fate i pocket a 5 euro di Dan Brown, sprecatevi a fare un pocket, chessò, di Majakowskij (invece di rendere le sue parole + introvabili di una pepita d'oro nel Po). Ovvio che io prima o poi il libro di Valery me lo comprerò lo stesso, ma voi, o editori, siete stronzi, perchè che io me lo comprerò comunque lo sapete, ed è perciò che tenete i prezzi alti, mentre li abbassate in modo scientifico su quei titoli inutili e commerciali, che io mi vergognerei di mostrare ai miei figli (i quali, per loro fortuna, non nasceranno mai). Avrei potuto ripiegare sul mio amato Charlie/Hank, edizioni Feltrinelli a 7 euro tutto sommato accettabili, ma ero troppo amareggiata. Quindi, con le pive nel sacco, ho cambiato reparto. (Ovvio, una volta entrata non sarei MAI uscita senza qualcosa. Ma non vi dico cosa). Mais, Paul, je reviendrai t'acheter  (avec un peus plus d'argent...)

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categoria : to whom it may concern

postato da MiNoLLo alle ore 16:40
lunedì, gennaio 29, 2007

Magari era San Valentino, o magari ci mancava poco, insomma, l'atmosfera era quella. La metro era affollatissima, turisti e gente che usciva dal lavoro. E lei guardava tutti, si impicciava dei fatti di tutti. Ma più degli altri, guardava quel ragazzo con lo zaino, aveva i rasta spessi, lunghi. Lo sguardo basso ma forse in effetti anche lui la guardava. Si guardavano quando l'altro non guardava, una specie di ping pong degli occhi. Il che dà una sensazione simile a quella di quando cerchi di sentire il profumo del tè ancora sigillato dallo strato di cellophane. Ti sembra di sentire un odore, ma non riesci a distinguerlo con precisione, e soprattutto non sei neanche certo che quello che senti sia reale e non un semplice prodotto della tua fantasia. O meglio, della tua voglia di sentire qualcosa. Poi la metro si è fermata, lei è scesa e lui è rimasto. C'est la vie. Nella borsa c'era un libro di poesie di Ricardo Reis, un tizio vissuto da qualche parte in Portogallo nel millennio scorso, per quel che ne so. E c'era anche un portafoglio con dieci euro e una matita. Ma niente fogli. E' noioso andare in giro con una borsa del genere, nessuno si metterebbe a leggere poesie in metro, o nell'autobus, magari un romanzo o un saggio si, ma le poesie no. Anche perchè un poeta che si rispetti non perderebbe l'occasione di spiare il mondo circostante, piuttosto che seppellirsi con la testa tra le pagine, mettendo una consistente barriera cartacea tra sè e la vita vera. Ma forse sto commettendo l'errore di confondere il poeta col lettore di poesie. Non sono propriamente la stessa cosa. E quindi viene da dividere il mondo in queste due categorie (sbagliando), e dividere tutta quella gente che cammina in fretta, gli uni da una parte, gli altri dall'altra, in due e solo due file ordinate, precise, composte. Invece che perdersi in quello sciamare dispettoso e caustico di giubbotti sconosciuti, acque di colonia e olezzo di cibi molto speziati, capelli e tacchi e borse e giornali e lettori mp3. Ma lei non si scompose, non ci si scompone mai quando si è dentro alle cose. Ci si limita a fare un passo dietro l'altro, non si sprecano energie a guardarsi dall'esterno. E lei infatti uscì dalla metro, quando sentì la chitarra. Era un uomo che suonava, con la custodia della chitarra appoggiata a terra, e i passanti che passavano, passando, gli gettavano qualche moneta. L'uomo cantava, anche. Era una canzone sconosciuta, bella. Lei passò. Ma avrebbe voluto fermarsi, gettare una moneta, ascoltare la canzone. Anche se quando si vedono questi cantanti di strada nella metro, non si vede mai qualcuno lì vicino che si sia veramente fermato ad ascoltarli. Anche i passanti che gli danno le monete, passano e basta, il loro dovere si esaurisce nell'elargizione dell'obolo. Stava per tornare indietro, voleva gettare anche lei una moneta. Ma quella moneta, non era intesa come denaro, voleva che fosse intesa come pegno di ascolto, anzi di comprensione, anzi di amore. Mentre saliva le scale, si frugava le tasche, ormai inutilmente perchè non sarebbe tornata indietro e lo sapeva. Si mise a correre, perchè il suo autobus fermo al capolinea aveva appena messo in moto.

She felt she was missing something

Quella forma di vapore che è rimasta, lì davanti alla custodia, quell'ombra della ragazza, la vediamo solo noi. Solo noi, che tanto siamo dentro a un racconto e possiamo anche permetterci di vedere del fantastico e del soprannaturale subito fuori da una comunissima fermata della metro.

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categoria : telling tales

postato da MiNoLLo alle ore 19:11
sabato, gennaio 27, 2007

SARAH BROWN

Maurice, weep not, I am not here under this pine tree.

The balmy air of spring whispers through the sweet grass,

The stars sparkle, the whippoorwill calls

But thou grievest, while my soul lies rapturous

In the blest Nirvana of eternal light!

Go to the good heart that is my husband,

Who broods upon what he calls our guilty love: -

Tell him that my love for you, no less than my love for him

Wrought out my destiny – that through the flesh

I won spirit, and through spirit, peace.

There is no marriage in Heaven,

but there is Love.

(E.L.Masters)

 

THE RIVAL

If the moon smiled, she would resemble you

You leave the same impression of something beautiful, but annihilating

Both of you are great light borrowers

Her O-mouth grieves at the world, yours is unaffected

 

And your first gift is making stone out of everything.

I wake to a mausoleum; you are here

Ticking your fingers on the marble table

Spiteful as a woman, but not so nervous

And dying to say something unanswerable

 

The moon, too, abases her subjects,

But in the daytime she is ridiculous.

Your dissatisfactions, on the other hand

Arrive through the mailslot with loving regularity

White and blank, expansive as carbon monoxide

 

No day is safe from news of you

Walking about in Africa maybe, but thinking of me.

(S. Plath)

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

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categoria : poems, meglio un genio morto

postato da MiNoLLo alle ore 11:58
giovedì, gennaio 25, 2007

ATTENZIONE: segue vergognoso uso privato di mezzo pubblico

Scusa e no per ieri sera. Scusa perchè sono venuta a scuoterti con dita roventi (come al solito), nel punto più sensibile. Perchè la signora dei gemelli che parla pure con le pietre si dispera di più per chi fa i quadri e appicca metaforici fuochi e scappa in un altro continente, e per te quel "si dispera di più" significa che forse lo ama anche di più, perchè, loro, sono persone dall'emotività immediata e forte. Tu, invece, sei quella che pazientemente resta seduta tranquilla in cucina invece di prendere la macchina e uscire, andare in un campo e urlare. Tu non urli mai. Non hai urlato neanche un po' per quelle "promesse non mantenute", hai pigolato a mezza voce quasi non fosse neanche tuo diritto. E ti ho visto gli occhi tristi, della tristezza di non saper lasciare segni, qualcosa che riesca a toccare dentro, per cui gli altri non si limitino a sfiorarti per poi passare subito oltre. Io scrivo e le parole sono la mia vita, sono brava e lo so: per me è fin troppo facile far piangere la gente se voglio, potrei riuscirci anche descrivendo il pranzo di Capodanno. Ma è questione di tecnica, nient'altro. Poi, conta cosa c'è dietro, perchè la descrizione di un pranzo di Capodanno non porta nulla di nuovo nè particolarmente buono. E ci sono "cose" che in un libro non si possono mettere, un po' come quel giochino di incastrare la formina nel buco giusto: le parole fanno parte di un certo mondo, queste "cose" di un altro. "Cose" come l'indescrivibile sensazione di essere amati, di essere liberi e come quella cosa che non so come si chiama quando mi viene da abbracciarti stretterrima (pur non essendone assolutamente capace), la sensazione di avere di fronte tanta, ma tanta, tantissima ANIMA, e non puoi chiamarla in nessun altro modo nè intrappolarla (carta argilla colori note....). Puoi solo stare lì, un po' rincretinito per la consapevolezza che si tratta di qualcosa che non potrai mai davvero definire nè capire, e sentirla.

E niente "scusa", invece, per aver fatto fare brutta figura a  chi sai tu, con tutto quello spreco idrico. Perchè, anche se a voce non mi riesce mai bene di dire le cose, le pensavo tutte. E poi, tanto, se chi sai tu ha fatto brutta figura, l'ha fatta uguale uguale pure il compare suo   :)

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categoria : to whom it may concern

postato da MiNoLLo alle ore 14:45
mercoledì, gennaio 24, 2007

Nun Te Scurdà

‘E ssentevo quanno ero figliola, ‘o cchiammavano ammore curiosidade
chellu fuoco ca te nasce mpietto e ca maje se ne more
‘e ccumpagne parlavano zitto ‘e na cosa scurnosa
ca na femmena ‘a fa sulamente ‘o mumento ca sposa

e pure si sposa nun songo stata maje
saccio comme volle ‘o sanghe e ‘o core sbatte forte assaje
quanno ‘a voce d’a passione chiamma a te
quanno zitto int’ ‘a na recchia tu te siente ‘e murmulià

nun te scurda’ nun te scurda’
nun te scurda’ pecchè sta vita se ne va
nun te scurda’, maje ‘e te

nun te scurda’ nun te scurda’
nun t’ ’o scurda’ pecchè si no che campe a fa’
nun te scurda’ ‘e te maje
e tanto ’e llammore ca ’a sciorta m’a miso int’ ’e mmane
ca ‘o vvengo e ‘a ggente pe’ chesto me chiamma puttana
nun’aggio maje saputo sta’ carcerata int’ ‘a casa

a chi me schifa dico vuo’ vede’ enquanto tarda o abismo e o silencio
ca ‘o cuorpo tu t’ ‘o vinne comme a me
nun me suppuorte e chest’ ‘o ssaccio già
i’ songo ‘o specchio addù nun te vulisse maje guarda’

nun te scurda’ nun te scurda’
nun te scurda’ pecchè sta vita se ne va
nunte scurda’, maje ‘e te

nun te scurda’ nun te scurda’
nun t’ ’o scurda’ pecchè si no che campe a fa’
nun te scurda’ ‘e te, maje.

mamma, puttana o brutta copia ’e n’ommo
chest’è na femmena int’ ‘a chesta parte ‘e munno t984268
ca quanno nasce a cchesto è destinata
e si ‘a cummanna ‘o core d’ ‘a ggente è cundannata.

mamma, puttana o brutta copia ‘e n’ommo
avesse voluto ‘e cchiù int’ ‘a chesta parte ‘e munno
apprezzata no p’ ‘e mascule sgravate no p’ ‘e chisto
cuorpo bello no p’ ‘e mazzate che aggio dato
sulamente pecchè femmena so’ stata 
sulamente femmena 
nu catenaccio ‘o core nun me l’aggio maje nzerrato
sulamente pecchè femmena so’ stata
sulamente femmena...

nun te scurda’ nun te scurda’
nun te scurda’ pecchè sta vita se ne va
nun te scurda’, maje ‘e te

nun te scurda’ nun te scurda’
nun t’ ’o scurda’ pecchè si no che campe a fa’
nun te scurda’ ‘e te, maje.

(Almamegretta)


Janela de Johari
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categoria : music

postato da MiNoLLo alle ore 18:40
martedì, gennaio 23, 2007

1001734Compagni Di Viaggio

Avevano parlato a lungo di passione e spiritualità.
E avevano toccato il fondo della loro provvisorietà.
Lei disse sta arrivando il giorno,
chiudi la finestra o il mattino ci scoprirà.
E lui sentì crollare il mondo,
sentì che il tempo gli remava contro,
schiacciò la testa sul cuscino,
per non sentire il rumore di fondo della città.
Una tempesta d'estate lascia sabbia e calore.
E pezzi di conversazione nell'aria e ancora voglia d'amore.


Lei chiese la parola d'ordine, il codice d'ingresso al suo dolore.
Lui disse "Non adesso, ne abbiamo già discusso troppo spesso,
aiutami piuttosto a far presto,
il mio volo lo sai partirà tra poco più di due ore".
Sentì suonare il telefono nella stanza gelata
e si svegliò di colpo e capì di averla solo sognata.
Si domandò con chi fosse e pensò "E' acqua passata".
E smise di cercare risposte, sentì che arrivava la tosse,
si alzò per aprire le imposte,
ma fuori la notte sembrava appena iniziata.


Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai.
Potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai.
Lei disse misteriosamente "Sarà sempre tardi per me quando ritornerai".
E lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero "Ciao!"
per le scale e la luce dell'alba da fuori sembrò evaporare.

(F. De Gregori)

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categoria : music, to whom it may concern

postato da MiNoLLo alle ore 11:36
lunedì, gennaio 22, 2007

Avevo già deciso che, nel districare il groviglio presente nella mia testolina, gran parte avrebbe avuto la musica e il rapporto (vagamente patologico) che ho con Lei.

Riassumo.

Innanzitutto, il pianoforte, il mio grande amore, disperatamente lasciato perchè pur essendo io in questo senso bisex e di ampie vedute, la medicina si è rivelata troppo possessiva per accettare supinamente una convivenza pacifica. Ma le dita sui tasti, elastici, e la mia maestra che mi dice che mentre suono devo farci l'amore col pianoforte, avevo 15 anni e arrossii fino alla radice dei miei capelli ordinatamente legati, avevo le unghie cortissime e non prevedevo che non le avrei mai avute molto più lunghe di così, solo sensibilissimi polpastrelli per non ferire do re mi fa sol la si e relative alterazioni. Il pianoforte immateriale, sessuale perchè asessuato, mani come bianchi e rapidi ragni e armonie che si insinuano subdole nei miei terminali assonici (ve l'avevo detto, che la medicina è gelosa), un'amica -perduta, purtroppo- che mi riversa dentro la sua anima in fiumi, in flussi joyciani e imperiosi, il pianoforte che vive e vibra ed è onnipervasiva perfezione.

Poi. Il violino, il flauto, la tromba, il basso...non volete che ve li descriva, mi perderei in un labirinto dei sensi senza uscirne più.

Ma lei, no, non si può trascurarla. La scena è: io in piedi che bevo il tè, senza zucchero, scottandomi la lingua e lo guardo, seduto a due metri da me, sentendo su di me quelle dita che pizzicano le corde e si muovono fluide sulla tastiera, desiderando di spogliarlo nudo ma senza osare avvicinarmi per timore di spezzare il sortilegio. La chitarra è carne, materiale, terrena, gli accordi mi si diluiscono nel sangue, la chitarra non è pura come il pianoforte o metafisica come il violino o eterea come il flauto o ancestrale come il basso, la chitarra è semplice e puttana. E' musica che odora di colla da falegname e polvere e sperma e muco e sudore. E io, non sono mai stata invidiosa di nessun'altra donna come della mia chitarra tra le mani dei ragazzi che ho avuto.

O Olhar (Madredeus)

Olha para mim
Nos olhos
Agora

Olha para mim
Sereno
Olhar

Anda ver aqui
Nos olhos
O mar

Vem partir na sensação
De que vamos viajar
Só nós dois na ilusão
De tanto amar
Vem daí com tua mão
Que eu quero acarinhar
Vem contar-me essa visão
Do teu olhar

Non lasciatevi ingannare da voce e archi. Testo e chitarre, dolci non lo sono affatto.

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categoria : music, to whom it may concern, nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 17:53
domenica, gennaio 21, 2007

E andiamo avanti... Post estremamente politicizzato.

Parlo, come al solito, dei Balcani, perchè ahimè in Vietnam ancora non mi ci hanno mandata (non scherzo, prima o poi ci andrò) e mi sono imposta di parlare solo di ciò che ho toccato con mano. Ma il discorso pur essendo specifico io lo prenderei piuttosto come esempio di una situazione generalizzata. Purtroppo.

Si parte dal fatto che i miei amici medici mi raccomandarano di stare attenta alle auto e alle camionette della polizia europea. Perchè si, c'era la polizia locale, ma c'era anche la polizia europea e, come vedrete, erano loro che gestivano tutto. "Perchè devo stare attenta?" "Perchè loro possono fare un po' quello che gli pare, non devono rendere conto a nessuno. Se ti acciaccano con la macchina nessuno gli dice niente" "ma...e il vostro governo?" "il nostro governo è un governo fantasma, è il capo delle EU-FOR che detta legge". Interviene il dottor Ilic, quello cinico che mi guarda sempre con la faccia beffarda "ma che dite...lei non si deve preoccupare. Tu sei italiana, se ti succede qualcosa il tuo governo arma un quarantotto che non la finisce più, tranquilla, tu non hai di che preoccuparti" "si, ma voi...?" "noi? a noi ci entrano in casa, senza che possiamo neanche protestare più di tanto" "ma la legge..." RIsate generali. (mi ero riproposta di non mettere aggettivi, ma concedetemi di rivelarvi che quelle risate le ho sentite un po' amare). "parlate come se la mia vita valesse più della vostra" "Si:con quella carta d'identità(la mia carta d'identità elettronica nuova di zecca, quella che mi aveva creato tanti problemi ai check in e in dogana, era sul tavolo, che passava di mano in mano) la tua vita, bella ragazza italiana, vale più della nostra". Fa un po' freddo, a sentirsi dire che la tua vita vale più di quella di qualcun altro, e a sapere che in effetti è vero. Ti vedi crescere davanti un muro che non hai mai saputo di aver costruito. E capisci che esistono persone di serie A e persone di serie B, qualcuna anche di serie C. E volerlo negare è una stronzata. Bisogna prima di tutto prenderne coscienza, perchè non esiste il mondo in cui siamo tutti fratelli. Lo siamo, di anima, certo, ma è inevitabile un certo odio inconscio per una faccia che non ha niente di diverso dalla tua ma che è LIBERA. Mentre tu non lo sei. Se non si capisce questo, tutti quei discorsi umanitari sono, a parer mio, una stronzata. Chiariamo: di Gorana, di Kacha, di Ines io sono amica, come lo sono dell'israeliana Hadas e dell'egiziano Omar e bla bla bla... Ma a me non mi ha violentato un soldato quando avevo 12 anni, non mi è morto mio padre in guerra, non riesco neanche a immaginarmi come può essere uscire per andare all'università con la tranquilla consapevolezza che un kamikaze palestinese mi può far passare all'altro mondo da un momento all'altro.

Quindi, da qui si capisce perchè odio la NATO e il fatto che ci siano truppe italiane in Bosnia Kosovo Iraq Afghanistan Libano. Perchè io posso anche essere contraria, ma sono Italiana, e loro rappresentano anche me, e se fanno schifezze, è come se le avessi fatte anch'io. Senza prenderci in giro con la favoletta che ognuno è responsabile solo e soltanto delle proprie dirette azioni. Perchè, ve l'assicuro, quando ho sentito cosa ha combinato la NATO, là, sono arrossita di vergogna. E ho visto il muro. Ora, si tratta solo di capire come fare a buttarlo giù. Qualche idea?

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categoria : bosnia, to whom it may concern

postato da MiNoLLo alle ore 14:28
venerdì, gennaio 19, 2007

si era detto di procedere con ordine. Allora, cominciamo dall'elemento di confusione più facile da districare. La storia di Gorana, da quando e in quanto la storia di Gorana si è intrecciata con la mia.

Gorana Gvozden, tradotto suona un po' come "montagnessa di ferro". Nomen omen. Capelli neri neri e corti corti, un piercing al sopracciglio e uno al naso, intolleranza ai camici lunghi per cui portava una càmicia, una specie di camice a mò di giacchina mai visto prima.

Sasha e Gorana che intubano e ventilano, Valentina e Borka prendono la vena e attaccano l'elettrocardiografo, Danko fa il massaggio cardiaco, l'inutile sottoscritta controlla con la torcetta del telefono i riflessi pupillari. Protesto "perchè smettete?il tracciato ha avuto un picco" , e Gorana "Fra, è un artefatto, è perchè l'abbiamo mossa, il tracciato è piatto". Io sono arrabbiata per tanti tanti motivi, sia chiaro, non piango, ma mi stanno un po' tutti sulle palle e mi chiudo nell'ambulatorio dell'ecografo, al buio, a spararmi i Rammstein a tutto volume. (mentre al di qua dell'Adriatico, il cretino di turno, edotto sui fatti, mi scrive "tranquilla, quando torni ci facciamo una doccia insieme e vedrai come ti faccio rilassare")(coglione,se scopassimo adesso ne usciresti piuttosto malconcio). Gorana arriva, mi si siede affianco, si prende un auricolare e quando Asche zu Asche finisce mi spegne il lettore e dice vieni a mangiare che Borka ha appena tirato la moussaka dal forno. Per dire.

Eravamo d'accordo su un punto: che non bisogna mai chiedere aiuto a nessun altro che a sè stessi. E l'amore...l'amore può essere solo puntiforme, un qui ed ora. Un TOTALE qui ed ora, questo si. Avevamo lo stesso modo di vampirizzare anime. Di cercare tutto e mai meno di così, di dare tutto senza mettere i neon.

Qualche giorno fa, Gorana mi ha detto che si è sposata. Ho barcollato un attimo. Non me la immagino la signorina Montagna Di Ferro con un grembiulino che dà il bacetto al maritino alzando la gamba. (me la immagino a fare bungee jumping da un ponte, semmai). Il trauma, soprattutto, è dovuto alla riflessione "Cazzo se Gorana è impazzita e si è sposata, potrebbe capitare anche a me" Cix commenta "eh, Fra, si che potrebbe capitare anche a te, magari non sarebbe l'inferno che credi tu". Mah. la vita di Gorana è stare in mezzo al sangue, in mezzo a gente che ti considera responsabile se un loro caro muore e a volte dà anche di matto con violenza, gestire il pesantissimo problema sul sentirsi Dio e no quando hai letteralmente nelle mani la vita o la morte di qualcuno. E lei tutto questo lo fa con una passione quasi mistica. Non ce la vedo a passare un fazzolettino sul moccio di un bimbo.

Il marito di Gorana fa il pilota di elicotteri. "Quando vieni ti facciamo fare un giro". Magari si, magari non è che ha smesso di pensare che l'amore è puntiforme, magari ha solo deciso di unire quegli infiniti punti in una retta più o meno sconnessa. Magari è tanto più saggia di me o magari è solo che io sono un po' più cattiva di lei.  

Gorana l'unica cosa è che guai a te se ti rammollisci. "Be happy"

EPILOGO EXTRA: l'ultima sera che ci siamo viste, prima che io partissi, mi ha riaccompagnata all'albergo in macchina. Entrambe ci siamo guardate, abbiamo pensato chissà, di anima siamo uguali ma ste cazzo di carte d'identità sono troppo diverse. "Ciao, eh" "Ciao ciao, buona notte". Che come saluto fa cagare, considerato che non sapevamo se e quando ci saremmo riviste. Ma quelle cose strappalacrime e inutili non piacciono a nessuna delle due. è bastato l'abbraccio. (perchè non ci eravamo mai toccate). Io scendo dalla macchina, con passo sicuro nonostante l'imponente quantità di Rakija a tremila gradi inghiottita. Inciampo e cado. Neanche il tempo di realizzare che mi sono grattuggiata ben bene le mani, sento Joao e Cesar (seduti sulle scale ad alcolizzarsi) che ridono come iene. Gorana dalla macchina che mi fa "che, ti serve un dottore?" e parte. Io rido, vado a sedermi con gli alcolisti. Grazie alla rakija, faccio un po' la gattina con Joao, Joao apprezza, poi all'improvviso mi alzo e me ne vado in camera. Sono troppo stanca e troppo triste per scopare. Mi butto sul letto e dormo vestita.  

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