postato da MiNoLLo alle ore 15:45
venerdì, marzo 30, 2007

Mesi e mesi di stordimento. Che volete che vi dica, l'odierno Mino frivolotto sta facendo quattro chiacchiere con un altro Mino, il Mino incazzoso di qualche anno fa. Stanno tentando di trovare un compromesso.

Una bella sintesi tra le esperienze dell'uno e la foga dell'altro è questa: qualche anno fa, in un autobus che mi portava da Banja Luka a Zagabria, tra un lacrimone rotolante e l'altro, vedevo campi recintati con strani cartelli. Che dire, proprio stupida stupida non sono, un po' l'avevo intuito cosa c'era scritto, ma per conferma mi sono appellata al mio fidato dizionarietto serbo-italiano. Trattavasi, come avrete intuito anche voi, di campi minati.

I campi minati che sono la più evidente prova di viltà dell'essere umano. Più delle bombe intelligenti sganciate dagli aerei. Più del napalm. Più di tutto. Perchè, concettualmente, le mine sono fatte APPOSTA per colpire la gente indifesa, non ci sono "sbagli", è premeditato: bambini, contadini...

Lo so, lo so, forse rompo le palle  con tutte ste petizioni. Ma intanto, è qualcosa. Forse mi illudo, ma mi sembra sia qualcosa

http://www.campagnamine.org/popup/lmr2006.htm

 

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postato da MiNoLLo alle ore 14:32
mercoledì, marzo 28, 2007

Che canzoncina ti frulla per la testa quando hai 17 anni e di punto in bianco, out of the blue, decidi che sarà che sarà che sarà-à-à-à-ààà, della tua vita? Non me lo ricordo, io, i miei 17 anni e que serà, serà, quizas, quizas, quizas (Mino, porca paletta, finiscila con le colonne sonore, lascia stare Almodòvar, e Wong Kar Wai, e Hitchcock...non ti distrarre ogni 5 minuti). Distrazione, appunto. Mino è distratto (e parla schizofrenicamente di sè in terza persona). Mino è eccentrico, nel senso che non ha mai UN SOLO centro di attenzione, e l'amore non esiste, esiste solo infinita passione, tutta concentrata in un momento, un condensatissimo universo pre-Big-Bang. Anzi tanti universini paralleli.

Ma allora perchè ora che sei sotto la doccia invece di cantare Annina di Gazzè lasci scivolare l'acqua sulle spalle tonde, e pensi, e poi l'acqua scende sui fianchi, e pensi ancora, e di schiuma ai frutti di bosco per  ora neanche l'ombra, poi chiudi l'acqua e resti lì a tremare e ti si induriscono i capezzoli, immobile, bagnata e fredda, e ancora pensi. Mino riapri l'acqua. E Mino, ubbidiente, la riapre. Che sollievo, l'acqua tiepida, e d'improvviso ti rilassi e anche i pensieri si fanno meno taglienti. Se ti manca il coraggio, all'ultimo momento? Mino non irrigidirti, nessuno ti giudica, è lecito aver paura. Ma in fin dei conti, lo sapevi cosa volevi, potevi fare tante cose, ma hai scelto di fare medicina. E lo pensi ancora, non se ne va via, l'idea di devozione. Poi vorresti far uscire dei bambini dalla tua pancia, e in quanti modi, Mino, vuoi giocare a fare Dio? Non lo sai neanche se questo lo vuoi, non sai quanto troia o quanto Penelope sapresti essere - per rimanere in tema omerico-, non puoi saperlo ora. Devozione, non c'è altro modo, devozione ai ferri, dì la verità, Mino, ti ha scosso sentire il giuramento d'Ippocrate l'altro giorno, e ti sei ricordata che medicina è vita, non è per sbarcare il lunario a fine mese, se finisci a farla per questo ti tradisci. Mino non puoi essere troia fino a questo punto, tradire te stessa, no. Ma avevo 17 anni. Ma ci credevi. Ma a 17 anni non puoi prendere l'impegno per una vita intera. Si che puoi, e l'hai fatto, Mino non essere cretina, raccontala agli altri la balla della bambolina fragile e insicura. Ma io SONO fragile e insicura! Mino...Mino... sii seria. Sono seria. Ora chiudo l'acqua e mi asciugo. Anche i capelli bagnati che scorrono in rivoli freddi lungo la schiena, come tentacoli di medusa. Ma meno urticanti, graziaddio.

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postato da MiNoLLo alle ore 15:04
martedì, marzo 27, 2007

Premetto che io i collegamenti tutti belli carini e aggiustati non li so mettere. Vabbè, cliccate, abbiate fiducia. Verrete indirizzati al sito di emergency, dove vi verrà spiegato tutto per bene e sinteticamente (a differenza di come farei io). Please, please, go.

 http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It

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postato da MiNoLLo alle ore 14:22
lunedì, marzo 26, 2007

potrei scrivere di sabato. Potrei dire qualcosa di più che quegli esercizi di recitazione mi hanno fatta pensare e mi hanno fatta ridere e che magari appena posso scappo in libreria a comprarmi il testo. Potrei  parlare di come sono impazzita di risate, e poi di gioia sottobraccio a Cix a fare le folli, e affinchè fosse una serata perfetta ci voleva la pizzica, e pizzica distruggi-polpacci è stata! Potrei dire a Fede di non preoccuparsi troppo per me, che in qualche modo me la cavo sempre, ma che comunque è bello sapere che mi vuole bene al punto da ripetermi "Fra ti prego, comprati un paracadute, anzi se vuoi te lo regalo io, ma non lanciarti nel vuoto così sennò poi ti spiaccichi e io non voglio che tu ti spiaccichi".  Potrei anche dire che rivederti (si, si, tu! ) è stato bello e anche se con te non ci esco più perchè mi hai fatta arrabbiare e io quando mi arrabbio...(vabbè, non c'è bisogno che stia qui a dirlo, lo sai come divento quando mi arrabbio ) ma mi sembri cresciuto, sarà che ora vivi da solo, sarà che ci spero sempre che tu capisca che non devi pensare che gli altri abbiano in tasca più di quanto non abbia tu, perchè non è vero. (Soprattutto, non io  Mi conosci e l'hai visto ormai in MILLEMILA occasioni che non sono altro che una mina vagante!).

Potrei  fare tutto ciò, ma non lo faccio, e invece faccio copia incolla con una canzone dei Pink Floyd, che, dato il testo, mi sembra perfetta da dedicare a...  

Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way

Tired of lying in the sunshine staying home to watch the rain
You are young and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

And you run and you run to catch up with the sun, but its sinking
And racing around to come up behind you again
The sun is the same in the relative way, but youre older
Shorter of breath and one day closer to death

Every year is getting shorter, never seem to find the time
Plans that either come to naught or half a page of scribbled lines
Hanging on in quiet desperation is the english way
The time is gone, the song is over, thought Id something more to say

Home, home again
I like to be here when I can
And when I come home cold and tired
Its good to warm my bones beside the fire
Far away across the field
The tolling of the iron bell
Calls the faithful to their knees
To hear the softly spoken magic spells.

 

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categoria : music, to whom it may concern

postato da MiNoLLo alle ore 17:04
venerdì, marzo 23, 2007

L'autobus non è del tutto pieno e l'ora è, diciamo, una di quelle ore subito dopo pranzo. C'è una donna inequivocabilmente zingaresca, maglie sovrapposte random, ciabatte invece che scarpe eccetera eccetera (orsù, un po' di fantasia). Mi siedo di fronte a lei, che mi sorride e fa un gesto come per chiedermi scusa e intanto accenna a spostare i bustoni che ci sono tra i miei piedi e i suoi. Le sorrido e le lascio capire che no, guardi, non c'è bisogno che li sposti tanto non mi danno fastidio. Ogni tanto arriva la parabola semielettrica di uno sguardo di deplorazione da qualcuno degli altri presenti, fruitori del servizio di mezzi pubblici gentilmente fornito dal comune della capitale. Ma magari io mi sbaglio, e sono solo annoiate occhiate da digestione anelante caffè. Arriva zampettando una bimbetta sui due anni, senza scarpe, col visetto sudicio e dei codini che a Pippi avrebbero fatto un'invidia, ma un'invidia di quelle che alla signorina Calzelunghe sarebbe venuto un ittero fulminante e ci avrebbe lasciato calze e lentiggini sul colpo. La mamma la prende in braccio, la tasta e le toglie una delle due magliette. Maglia: zozza anch'essa - ma che ve lo dico a fà. La bimba è tutta un gorgheggio, parla una lingua che non capisco, ma a due anni tutte le lingue si somigliano, oserei dire. Tenta di strappare coi minidenti la carta di una caramella. La madre la stringe forte, sorride, le scarta la caramella e gliela mette in bocca. La bimba succhiotta un po', poi prende la caramella con due minidita sporcherrime. La rimette in bocca, poi fa una smorfia: la caramella è troppo grande per la sua minibocca di duenne. Si gira verso la madre, e si scambiano la caramella da bocca a bocca. A questo punto, ve lo dico io, le occhiate dei suddetti fruitori non sono più occhiate annoiate postdigestive, no, sono proprio sguardi di ribrezzo, di riprovazione, di palese "eh no, ma che schifo". Aggravate dal fatto che la madre pulisca le manine della bimba con la maglietta che le ha tolto poc'anzi. Aggravate ancora di più, sempre di più, dal fatto che la madre abbia spezzato coi denti la caramella incriminata e ora la passi con la lingua nella boccuccia della figlia. Mioddio, signori, qui si travalicano i limiti della decenza e del pudore. Guardo quella bimba tutta sporca, che probabilmente non farà mai giurisprudenza alla LUISS, penso a tanti altri bimbi e tante altre storie e genitori che potrebbero dare dei punti al subcomandante quanto a tecniche di guerriglia, ripenso a certe mamme che ho conosciuto quando lavoravo all'asilo, perfette capitaliste che vedevano nei loro pargoli il loro massimo investimento, e decido che, tutto sommato, mi fanno tenerezza questi fruitori dei mezzi pubblici dalla digestione difficoltosa che pensano candidamente che un bambino, per essere felice, debba avere lo zainetto dell'uomo ragno e il corso di nuoto due volte a settimana, sennò che infanzia è?

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categoria : storie metropolitane, telling tales

postato da MiNoLLo alle ore 11:57
giovedì, marzo 22, 2007

Chiudi gli occhi
ed immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza

ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora

penseresti all'odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa

al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell'esordio
ma tra la partenza e il traguardo

nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere
è potere rinunciare alla perfezione

ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione

così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario
ma tra l'attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento

nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere
e potere rinunciare alla perfezione

ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve

io ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve
a breve...


...che va meglio, che basta chiudersi una mattinata in casa, che leggendo Borges, che passando un pomeriggio con due bimbe che alla fine ti fanno ballare e ti buttano a terra e vi aggrovigliate e le torturi di solletico e loro ridono come pazze, che ascoltando canzoni come questa, che giù, a casa, davvero cadrà la neve a breve e magari ti fai venire lo schizzo e prendi l'autobus, così poi quando arrivi tiri fuori la lingua e ti godi i fiocchi freddi e tutto quel bianco.

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categoria : music, nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 14:45
mercoledì, marzo 21, 2007

comunicazione di servizio: FABIIIIIII, AGLIUTOOOOOOO!!!!! come si postano i filmati? (devo creare un collegamento con youtube) Dammi indicazioni, GRaZZie

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postato da MiNoLLo alle ore 14:51
martedì, marzo 20, 2007

problemi tecnici: non mi si apre il cassetto della scrivania, quello dove ci sono gli "attrezzi" (forbici, gomma, pennarelli, etc etc). Smadonno un po'. Sto sistemando gli appunti di farmaco, mi serve la gomma chè quella della mina fa schifo e mi lascia tutto il rigume nero sul foglio. Poi mi siedo. Poi mi metto a cavalcioni della sedia, lo schienale tra le gambe, e guardo la finestra (a morte farmacologia). Poi mi giro verso l'altra finestra. C'è Pimpy, che mi sorride timido. C'è la foto della mia mano che dice ciao ciao Bosnia. Mi fa male lo stomaco. Vado in bagno e vomito il latte coi cereali. Torno e mi avvoltolo nella coperta patchwork di mamma. Poi mi alzo, vado alla libreria, frugo con le mani nel piano alto. C'è il bloc notes, quello con la copertina rossa, il girasole e la farfalla "spero di ritrovarlo pieno di emozioni al mio ritorno, um abraço, mea". E' passato un anno e mezzo dai miei 23 anni, le pagine le ho lasciate vuote, è così bello che ho paura di sprecarlo. Ogni tanto, mi alzo, lo prendo, lo guardo, lo sfoglio, lo tengo un po' tra le dita. Che stanotte ho aspettato che mi chiamasse, ogni tanto cercavo a tentoni sul letto accanto al mio.

Poi penso che per oggi penso solo a me, e non mi arrabbio di niente, nè per la politica nè per le ingiustizie nè per l'inquinamento nè per l'ipocrisia nè per quelli che mentre cammino mi schizzano di acqua fangosa di pozzanghera.  

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categoria : nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 23:51
lunedì, marzo 19, 2007

è l'ennesima, l'Nsima, l'N, si, ma...

stasera faccio come Penelope, scrivo e cancello, tesso e disfo, e penso che ero contenta di essermi liberata della mia ossessività della mia possessività. Ma mentre scrivo c'è lui, qua accanto a me, che mi dice che sono azzeccata, e scusa  Miche se ti ho chiamato, mio incomunichevole ex, il fatto è che avevo bisogno del tuo circense spirito analitico, della tua magica capacità di guardarmi dentro come se, aprendo una finestra, vedessi se piove o c'è il sole. Attenzione, però, c'è anche lui, che lo sa che sono paziente, e prendeprendeprende, e se gli dico "basta non ce la faccio più" mi risponde "Kecca ti prego stammi vicina non lasciarmi ora" e va bene, Kecco, ti sto vicina non ti lascio ora, e ti ascolto piangere al telefono a 400km da qua, e piango anch'io perchè mi si spezza il cuore a sentire quanto dolore ti porti addosso in questo momento, amore mio, ma dimmi quanti sord' vuò pe te n'ascì 'a chesta vita, dimmi quanti sord' vuò pe te fa dicere ch'è fernuta, che bella canzone, peccato che non te l'ho mai fatta ascoltare dimmi quanti soldi vuoi per uscirtene dalla mia vita, dimmi quanti soldi vuoi per farti dire che è finita... 

è che l'ultimo della fila ha fatto da catalizzatore e li ha chiamati tutti, e ora me li ritrovo qua intorno che mi spiano mentre scrivo e non è facile scrivere con tanto pubblico che ti osserva e ti giudica. Perchè poi mi stanco, è questo il problema, e allora seguo i consigli anche se non amo farlo "quando senti che i nervi cominciano a farti male, molla tutto". Si tratta di apparenti venialità, e penso che al liceo mi innamorai perdutamente e irrevocabilmente di Pirandello e penso a ieri a tavola che si parlava di maschere, di attori che salgono sul palcoscenico e poi quando tornano dietro le quinte non ci riescono ad abbandonare del tutto il loro ruolo (com'è che si chiama quell'autore, papà? perchè non l'ho detta io, sto po' po' di genialata, è stato un insigne sociologo il cui nome ora mi sfugge), ecco, a me stare sul palcoscenico non piace, mi piace la carta con la matita, quando sono da sola e nessuno mi guarda. Dottore, è grave? E' grave che non riesco mai ma proprio mai a farmi capire? Che verrò fraintesa a vita, me lo dica, dottore o dottoressa -se continua a puntarmi quel faro addosso, farò sempre più fatica a distinguerla- me lo dica, se è questa la malattia da cui sono affetta voglio saperlo, anche se non hanno ancora inventato una cura adatta, sarò forte lo prometto.

finisce che qui lo dico e giuro che non lo nego, far entrare qualcuno in casa mia (e qui c'è il senso letterale, quello mentale e quello erotico, perchè tre è il numero perfetto) non è cosa che si esaurisce, poi, quando uscendo gli si chiuderà la porta alle spalle. E anche la questione delle luci, delle ombre, non lo reggo se mi dicono che sono una bimba viziata che vuole solo giornate di sole e appena piove un po' fa i capricci. Amo sia il sole che la pioggia, senza entrambe le cose non c'è girasole che cresca e da brava discendente di una razza di muli (muli, questo lo ammetto) scalcio e me ne vado senza appello quando mi si accusa proiettandomi addosso colpe altrui e mi si cuciono addosso abiti che non mi appartengono, dicendomi ferma lì, è questo il tuo vestito, io lo so, ferma lì, non te lo togliere. Si è mai visto un mulo col cappotto? E dire che era bello, bello davvero, curarmi solo del flusso di istanti senza dire fare baciare lettera o testamento, dove si ferma la bottiglia? su, forza, o paghi pegno.

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categoria : nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 17:12
lunedì, marzo 19, 2007

Roma, 24 marzo 2007

per tutti i romani e dintorniani, sabato sera, nei tre atenei pubblici (e pure qualcuno dei privati) notte bianca universitaria con lezioni, spettacoli, concerti et coetera et coetera.

E' già il secondo anno, l'anno scorso me lo sono persa, essendoci stata invitata da un anzianoide regista di corti che inspiegabilmente mi lumaconeggiava senza ritegno ma, come potete ben immaginare, non era proprio il mio gold standard passare la Notte Bianca Universitaria flirtando con uno che poteva essere mio padre.

Per quest'anno, però, mi sono preparata per tempo allertando amici vari e quindi...ci vediamo sabato sera a Tor Vergata!!!! (visto che, per una volta, mi sa che le cose ce le hanno organizzate meglio che ai sapientini!)

PS: Per il programma completo: http://www.universitadellanotte.it/

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