postato da MiNoLLo alle ore 23:45
martedì, giugno 26, 2007

Quando gira, gira, non c'è verso.
E' iniziata in sordina. Il caldo, innanzitutto. La tensione per l'esamazzo con programma da millemilioni di punti per quanta roba c'è da fare. E io che avevo sonno, solo sonno, tanto sonno. Al punto da farmi venire il sospetto che forse il mio scaltro cervellino ha risolto così la faccenda: quando vede un tir che gli punta addosso, si mette in stand-by. E quindi dormo. Apprezzo il tuo know-how, o cervello, ma non mi sei utile se fai così, sappilo.
Si aggiunga a ciò che ero un po' triste perché "lui" era triste e scazzaterrimo, e in tutto ciò non ci saremmo visti per almeno due settimane. E si aggiunga altresì che la mia coinquilina ha dato segni di squilibrio nervoso per tutta la settimana, perché ha un esamazzo pure lei e perché qualche mese fa ha preso una tranvata di quelle da manuale. Ora, siccome io mi sentivo "in debito" (in debito verso chi? verso l'Altissimo? verso la società? verso i puffi?) perché le cose mi stavano andando bene,  perché i miei amici sono gli amici più belli del mondo, e perché a causa del suddetto omino nelle vene avevo una quantità preoccupantissima di glucosio, mi sono dedicata ad alleviare le sue tensioni. Malissimo. Perché non è che l'esame ce l'ha solo lei, ce l'aveva anche la sottoscritta e non meno ansiogeno, quindi non era il caso che mi mettessi a fare la crocerossina.
Difatti, già nel finesettimana ho iniziato a dare i primi segni di squilibrio. Sola, tumulata a casa per due giorni, ci sono stati dei momenti in cui ho seriamente pensato di essere la fotocopia spiccicata di Jack in Shining, stesso sguardo, uguali.

Ne consegue, totale straniamento con fuoriuscita di cazzate litigogene nel corso di una conversazione con l'omino. Lui mi tende la mano. Io, troppo impegnata a sbatacchiare acqua e sbracciarmi e sgambettare per non annegare, non colgo.

Decido che è il caso di uscire, se non voglio finire con un'accetta in mano a dare la caccia a tutte le suore del palazzo di fronte (che mi stanno sulle balle, tutte vestite di nero con quei tabarri pesantissimi nonostante i 40 gradi). Tappolino non esce, Stocco e Uri alla macchia, ultima ancora di salvezza: Polpetta. Il quale, dopo avermi cazziata "non ho capito perché mi chiami solo quando ti serve qualcosa", fatto un'estemporanea recensione di Opinioni di un Clown (ai fini riconciliatori, credo), aggiornatami sull'organizzazione della sua giornata, mi fa capire che non è aria. Lo sapevo. Sabato da mummia. Aggravamento delle condizioni generali.

Domenica, lo sclero tenta di uscire sotto forma di inusitata stupidità. Ma non gli riesce. Prodromi di maretta con i Signori Genitori (anzi, con il Signor Padre. Che ci tiene a specificare che, se mai la sua indegna figliola ha avuto la ventura in passato di ottenere voti in qualche modo alti, è stato solo perché benevole congiunture astrali hanno fatto sì che il professore le chiedesse qualcosa che per difficoltà poteva essere paragonato al riempirsi un bicchier d'acqua).

Lunedì, esamazzo. Domande insensate e perlopiù rispondibili solo grazie al collaudato metodo ambarabà ciccì cocò. Io e Tappo, che siamo due gran donne, evitiamo i capannelli e ce ne andiamo a casa, a scofanarci con un'insalata stratosferica al cui interno mancavano solo gli occhi di pinguino Imperatore cirrotico e le scagliette di uranio impoverito. Dopodiché, ci buttiamo sul letto schiavizzando il ventilatore e DORMIAMO, coi Portishead di sottofondo. Al risveglio, recuperiamo la Viennetta dal congelatore e ce la ingeriamo TUTTATUTTA, sempre senza alzarci dal talamo. (inteso come letto, e non come struttura del SNC). La sera, dribblo con perizia gli appelli di mia madre, che vorrebbe che parlassi con papà.

Martedì, cioè oggi, mi sveglio a un'orario porcoporchissimo per recuperare le ore di sonno perse. Rifletto sull'inutilità della mia vita. Tutto il resto della giornata scorre sullo stramaledetterrimo libro di farmacologia, che contribuisce ad avvalorare l'ipotesi dell'inutilità di me stessa medesima. La giornata volge a conclusione, quando il Signor Padre si rifa vivo, urlando e confermando che sì, sono inutile, sì, sono una figlia degenere, sì, zitta e muta.
Iperstanchezza psicologica.
Si degenera, con discussione con l'omino. "Omino ti prego, dimmi solo che hai tanta voglia di vedermi e che ti manco", penso ma non lo esplicito. E invece, mi cascano addosso dubbipreoccupazioniperplessità di certo legittimi, ma che non riesco a trovare la forza di fugare, le parole mi scappano e si divertono a ingarbugliarsi in crescenti malintesi. Stronze. E allora poi certi dubbi sulla storia salgono anche a me, paranoica per questioni di pura genetica, mentre tutto quello che volevo era essere tenuta stretta, o rassicurata che non è vero che sono inutile, anche se invece è vero per davvero, ma basta che me lo si dica, anche senza crederci, mi va bene tutto. E poi finisce che mi metto davanti alla tastiera, sudando copiosamente dagli occhi, a scrivere inutili (essendo io inutile) cazzate come questo post. Aspettando che gli occhi smettano di sudare, cazzarola, prima o poi gli finirà pure l'acqua, no?

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postato da MiNoLLo alle ore 20:03
sabato, giugno 23, 2007

IO: Miche, tu sei un rozzo! Un rozzo senza principio nè fine!!!

POLPETTA: Ah, un rozzo senza fondo...

 

Non potevo non metterla. Oltretutto, ho promesso che avrei specificato che mi sarei messa a disposizione per qualsiasi donzella che, abbagliata da cotanto fulminante umorismo, avesse voluto mettersi in contatto con l'omino in questione. Chiedete, chiedete pure e vi sarà dato (il suo numero di telefono) (o forse l'indirizzo email, và) (tranne a Tarta, vecchia marpiona)

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categoria : nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 17:00
venerdì, giugno 22, 2007

all I was asking for was having you sit and listen, so peacefully,
then get you nodding and approving my beaded flesh
or whatever, or grabbing the phone, saying you remember, saying you're still willing to come and save my life whenever I need you to
the day after I had been gazing at the clouds, all morning long, all mourning long caressing flights, expecting and somehow calling on you and your ferocious balcony, your shut blade, your single eye closed on the yard as if I wasn't there anymore and so you HAD to steal them all, them all words and nights and sheets on my bed and transparent nightgown
and no, for this was not supposed to be the umpteenth pledge, or letter, or message written up in the sky with planes' steam,
my friend, seagull friend, friend of May,
could I rest my head on your womb, for just one night, or one minute, as trees stirring branches being quiet being so, so devoted to the tricky wind, yet, still grounded in the soil, crying downwards.

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postato da MiNoLLo alle ore 15:41
venerdì, giugno 22, 2007

Volevo scrivere del vandalico concerto degli Afterhours, dove siamo entrate pistando per terra i buttafuori e senza pagare, dove abbiamo ascoltato la cover di OOPS I DID IT AGAIN, dove Tappo faceva strane analogie tra tagli di capelli e prostate maschili (ma aveva ragionissima, cacchio se aveva ragione), dove a furia di fare gli occhi dolci a due tizi dell'organizzazione siamo riuscite ad ottenere DUE e dico DUE bottigliette d'acqua calde come piscio, dove tale Nellino che apriva il concerto insieme ai Joycut aveva il telefono spento e il povero Stocchino continuava a chiamarlo inutilmente, dove io e Tappo facevamo la squadra viola e Stocco e MT la squadra rossa, quattro dementi vestite uguali a coppie... eccetera eccetera.

Ma non sono abbastanza in vena per raccontare degnamente cotali avventure.

 Piuttosto, c'è la fobia del bianco, dei punti interrogativi, delle risposte da dare e degli spazi da riempire. Mi guardo allo specchio e vorrei rimandarla indietro quell'immagine, rispedirgliela, a quell'insensibile strato di argento e vetro. Io non so che farmene, tu neanche e allora conservala o gettala o ficcala in qualche scatolone da dimenticare in soffitta.
C'è che non capisco se le parole ci sono e scappano, o se siano solo un'illusione, se tendo le mani e non riesco ad afferrarle e il solo pensiero di lasciarmi guardare mi atterrisce, o mi atterrirebbe se glielo lasciassi fare.
C'è che vorrei essere un clone, per riposarmi, una specie di eco che di suo non dice proprio niente ma si limita a ripetere l'ultima cosa che hanno detto gli altri, consumarmi fino al punto di non essere che voce, sì, ma voce finta, voce della pubblicità.
Chè tanto non c'è niente di mio che possa darvi, e non sarò mai abbastanza, non sarà mai abbastanza, attingo a un pozzo di nascosto rubando secchiate d'acqua altrui, un po' qua, un po' là. E aspetto e magari domani o dopodomani arriva la notte che riesco a dormire un sonno dove non ci siano sogni, un sonno anonimo e universale, respiro rallentato, occhi chiusi e nient'altro.

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categoria : nonsense babbling

postato da MiNoLLo alle ore 11:40
mercoledì, giugno 06, 2007

IO: ... tra l'altro tu hai anche il mio film...

POLPETTA: Quale? Quello dell'ACEA* ?

IO: ACEA?!?

POLPETTA: Si. La spina del diavolo.


* l'ACEA è la società che fornisce accadueò ed energia alla capitale

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categoria : telling tales

postato da MiNoLLo alle ore 21:01
martedì, giugno 05, 2007

Non ho scritto, è vero, non ho scritto di me, di te, di caldo e di ragni sulle maglie. Non ho scritto di assalti alle fortezze, e un gelato al gusto binario che nascondeva la mia espressione e per fortuna perché ero triste e non sono pronta per mostrare gli angoli delle mie labbra all'ingiù. Non ho scritto e non voglio scriverne, semmai accennare perché scrivere sarebbe di troppo, mi chiamo Attesa io, adesso, mi chiamo con il nome che vuoi darmi tu, per ora, e guardo, Ti guardo, fors'anche mi guardo. Ci guardo e mi basta così, oggi, non chiedo altro che questo.  
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postato da MiNoLLo alle ore 14:24
venerdì, giugno 01, 2007

Chi mi conosce sa che adoro le lettere. Si, certo, le mail mi sono simpatiche. Anche i messaggi sul cellulare. Ma le lettere... vedere qualcosa che spunta dai buchi della cassetta della posta, intravvedere un "...esca" sul destinatario, capire che è per me, cercare di indovinare chi è il mittente dalla scrittura... Perché per me è importantissima, la calligrafia. Qualche tempo fa mi sono sconvolta nel realizzare che non conosco quasi per niente la calligrafia di una delle mie migliori amiche. Ci sono state lettere che ho scartato in fretta, lettere che mi facevano paura, lettere consegnate a mano e altre col loro proprio francobollo. Nessuna lettera, nessuna, in assoluto, mai, mi ha lasciata come mi aveva trovata. Sempre, poi,  avevo un senso di pienezza dentro, anche dopo quelle dove c'erano cose tristi o che non volevo sentirmi dire.

Stamattina, uscendo, ho visto le bollette nella cassetta. e un "...esca". Oddio, chi è? La scrittura... la scrittura mi sembra di conoscerla ma è da tanto che non ci scriviamo più. Sarà? Non sarà? Lo scopriremo solo vivendo. Vado a prendere le chiavi della cassetta.

E' lei. Sì. Apro. Dentro c'è un bigliettino cortocorto e un articolo di giornale. Titolo : sempre più medici in missione per specializzarsi. Occhiello: molte ONG ricercano personale esperto per l'Africa. Mi scende la prima lacrimuccia. Per l'articolo. Mi cercate? Cacchio allora sarà bene che mi sbrighi con questi cappero di esami. E perché l'ha letto, mi ha pensata, perchè ha evidenziato e ritagliato e imbustato e inviato. Per quel bigliettino cortocorto. Per quella frase "mi sono venuti in mente certi discorsi che facevamo..."

Ora piango un altro pochettino. Perchè sono felice, felice sul serio.

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