Ero con una che scrive, una brava, mica come me. Le ho detto che scrivevo. Le ho detto che lui scrive. Frugato tra le poesie di lui con un inspiegabile orgoglio.
Poi adesso mi rileggevo.
"piccola canzone in carne e ossa secondo tempo", gentilmente fornita dal mio media player.
Il tè rosso e la decisione di una convivenza, frammenti che tornano quando invece avevo cercato di annegarli con tanta veemenza, demenza, veemenza, boh, due parole che ho sempre confuso quando ascoltavo cara valentina.
Le colazioni col tè rosso e i biscotti, una chitarra elettrica di imposte chiuse nel caldo e fare l'amore con rabbia certe volte o con dolcezza.
L'ultima volta, dovresti saperlo che è l'ultima volta che tocchi quella persona, che lo lasci entrare per l'ultima volta in quei posti di te che sempre tieni accuratamente celati. Io quella volta non lo sapevo che era l'ultima ma lui sì, e chissà se avrei detto qualcosa di diverso, se avrei fatto qualcosa di diverso, se avrei morso o pianto come adesso che non capisco come si possa guardare le papere di un lago notturno insieme, ché era uno sconosciuto, ché la mia mente fa come in 1984 e lavora instancabilmente per modificare i ricordi...
Maledetta canzoncina dei Martinicca Boison, maledetto Luca che parla di lei con quel tono e mi fa ricordare che anch'io ho avuto un amore da spaccarmi i denti, un amore di violini e girotondi, quell'amore assassinato con la lentezza metodica di chi affama e nega la morfina.
E' stata una scelta altrui, non mia.
In momenti come questo, vorrei strappare le sue lettere e veder corrompersi nel fuoco la sua scrittura arabescata.
Ma non ne ho, di lettere sue.
Questo è il punto
Ricordi? Sbocciavano le viole con le nostre parole...
Ci sono delle foto in bianco e nero, che guardo con tenerezza, e una, una con lui proteso verso la sedia identica alla sua, vuota, guarda e non c'è niente. Scrivere significa attribuire senso a ciò che non ne ha affatto. Non c'è solitudine nel suo sguardo, c'è risolutezza nonostante l'imposizione di una stolidità scenica. La prima goccia fu di acqua santa, lacrima mistica la mia?
Non ci lasceremo mai, mai e poi mai...
Tiro fuori un biglietto datato due giugno duemilaotto, è di Urbino, un anno di lotte e morsi e di infiniti sorrisi e strette allo stomaco, di tuffi in due occhi azzurri dove persino io che non so nuotare annegavo senza dolore, con languore, con tepore.
Vorrei dirti ora le stesse cose, ma come fan presto, amore, ad appassire le rose...
Vengono fuori altre foto, che mai gli mostrai, foto in cui ero colorata, ho delle ali da farfalla sulla schiena, circondata da bimbi-api, bimbi-uccellini, una primavera di primavere che riverbera e si espande in dolcezza infinita, niente può sconfiggermi, un giorno avrò nel ventre una vita nuova, e sarò ancora farfalla variopinta di piccoli, infinitesimali miracoli quotidiani.
Così per noi l'amore che strappa i capelli è perduto ormai...
Una comunicazione dove il suo sangue viene ridotto alla stregua di un miscuglio chimico, sì, lo è, ma che ne sanno loro, che ne sanno della poesia e dei respiri affannosi sul mio seno, che ne sanno di quello che scorre veramente nelle sue vene, di quello che davvero il suo cuore pompa, che gli dà vita. Ero io, entravo e lo riempivo tutto, di me, mescolavo le mie profondità alle sue, tessendo sortilegi che nessuna mano umana avrebbe sciolto mai, io strega, io che amavo squarciandomi il petto per lasciarlo rannicchiare in me.
Non resta che qualche svogliata carezza, e un po' di tenerezza...
L'accendino con la chitarra, sopra, è bella la chitarra, e sotto la chitarra: ali di farfalla, ancora una volta. Non ci vedo più, per le lacrime, piango di un pianto dolce, delicato, non disturberei neanche me stessa, ho il respiro silenzioso di una formichina.
E quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole di un aprile ormai lontano, tu non piangerai...
Le ninnananne di Garcia Lorca, l'eco di ninne nanne cantate al telefono, il telefono accanto alla mia testa, sul cuscino, Mino, per farti addormentare, Mino, per poterti cullare, ignorando i chilometri, venendomi a cercare nel buio di paure incomprensibili, accarezzandomi con dita eteree e infinitamente dolci, la sua poesia armata di piume che lottava contro petrolio soffocante, e vinceva, vinceva quasi sempre, Ninna Nanna Mino...
Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo...
Smetto, smetto di scrivere a lui, e scrivo a me stessa. L'amore finisce, è triste, ma allo stesso tempo meraviglioso, quando ancora un'eco torna a trovarti picchiettando gentilmente con i polpastrelli sui vetri delle finestre. Quando sorridi e piangi e pensi che no, per niente al mondo ti lascerai portar via tutta quella tenerezza, e quell'affetto, che è tuo per sempre, che l'amore è la ragione per cui vivi.
E sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato...
Per un amore nuovo.