Non si fa così. Non è giusto che mi metti i guantoni e poi mi abbandoni là da sola sul ring - ma cosa vuoi da me? - No, niente, hai ragione, scusa.
Scusa se parlo coi fantasmi.
Riprendo in mano il blocco rosso col girasole, bravo, come al solito ci avevi preso, c'è solo il girasole ma il sole non si vede, non c'è. "Spero di ritrovarlo pieno di emozioni al mio ritorno". Come mai è ancora vuoto?
La comunicazione ibrida con Xana, italianinglese e poi tà bem, architettura sostenibile, "medici senza frontiere" e "architettura senza frontiere" e gli aerei che passano vicino al treno (no, non è il treno che passa vicino agli aerei) e cerco una penna in borsa ma non ce l'ho. Poco male. Pensavo fosse momentanea ma invece è ancora lì. La necessità di partire, di sentire i vuoti d'aria che mi sollevano lo stomaco come sulle montagne russe, la valigia blu elettrico con l'adesivo dell'aeroporto di Vienna e quello Sanski Most, partirepartirepartire. E' ironico che appena tu mi dici che ti sei assestato, che hai fatto la pace con quell'anno oltreconfine e oltretestesso, che i tuoi 26 anni stanno riprendendo forma e sei così luminoso che non ci riesco a non abbracciarti, sono io quella che ha bisogno di una nuova dose.
Nonmibastapiùnonmibastapiùnonmibastapiùnonmibastapiù
E andiamo avanti... Post estremamente politicizzato.
Parlo, come al solito, dei Balcani, perchè ahimè in Vietnam ancora non mi ci hanno mandata (non scherzo, prima o poi ci andrò) e mi sono imposta di parlare solo di ciò che ho toccato con mano. Ma il discorso pur essendo specifico io lo prenderei piuttosto come esempio di una situazione generalizzata. Purtroppo.
Si parte dal fatto che i miei amici medici mi raccomandarano di stare attenta alle auto e alle camionette della polizia europea. Perchè si, c'era la polizia locale, ma c'era anche la polizia europea e, come vedrete, erano loro che gestivano tutto. "Perchè devo stare attenta?" "Perchè loro possono fare un po' quello che gli pare, non devono rendere conto a nessuno. Se ti acciaccano con la macchina nessuno gli dice niente" "ma...e il vostro governo?" "il nostro governo è un governo fantasma, è il capo delle EU-FOR che detta legge". Interviene il dottor Ilic, quello cinico che mi guarda sempre con la faccia beffarda "ma che dite...lei non si deve preoccupare. Tu sei italiana, se ti succede qualcosa il tuo governo arma un quarantotto che non la finisce più, tranquilla, tu non hai di che preoccuparti" "si, ma voi...?" "noi? a noi ci entrano in casa, senza che possiamo neanche protestare più di tanto" "ma la legge..." RIsate generali. (mi ero riproposta di non mettere aggettivi, ma concedetemi di rivelarvi che quelle risate le ho sentite un po' amare). "parlate come se la mia vita valesse più della vostra" "Si:con quella carta d'identità(la mia carta d'identità elettronica nuova di zecca, quella che mi aveva creato tanti problemi ai check in e in dogana, era sul tavolo, che passava di mano in mano) la tua vita, bella ragazza italiana, vale più della nostra". Fa un po' freddo, a sentirsi dire che la tua vita vale più di quella di qualcun altro, e a sapere che in effetti è vero. Ti vedi crescere davanti un muro che non hai mai saputo di aver costruito. E capisci che esistono persone di serie A e persone di serie B, qualcuna anche di serie C. E volerlo negare è una stronzata. Bisogna prima di tutto prenderne coscienza, perchè non esiste il mondo in cui siamo tutti fratelli. Lo siamo, di anima, certo, ma è inevitabile un certo odio inconscio per una faccia che non ha niente di diverso dalla tua ma che è LIBERA. Mentre tu non lo sei. Se non si capisce questo, tutti quei discorsi umanitari sono, a parer mio, una stronzata. Chiariamo: di Gorana, di Kacha, di Ines io sono amica, come lo sono dell'israeliana Hadas e dell'egiziano Omar e bla bla bla... Ma a me non mi ha violentato un soldato quando avevo 12 anni, non mi è morto mio padre in guerra, non riesco neanche a immaginarmi come può essere uscire per andare all'università con la tranquilla consapevolezza che un kamikaze palestinese mi può far passare all'altro mondo da un momento all'altro.
Quindi, da qui si capisce perchè odio la NATO e il fatto che ci siano truppe italiane in Bosnia Kosovo Iraq Afghanistan Libano. Perchè io posso anche essere contraria, ma sono Italiana, e loro rappresentano anche me, e se fanno schifezze, è come se le avessi fatte anch'io. Senza prenderci in giro con la favoletta che ognuno è responsabile solo e soltanto delle proprie dirette azioni. Perchè, ve l'assicuro, quando ho sentito cosa ha combinato la NATO, là, sono arrossita di vergogna. E ho visto il muro. Ora, si tratta solo di capire come fare a buttarlo giù. Qualche idea?
si era detto di procedere con ordine. Allora, cominciamo dall'elemento di confusione più facile da districare. La storia di Gorana, da quando e in quanto la storia di Gorana si è intrecciata con la mia.
Gorana Gvozden, tradotto suona un po' come "montagnessa di ferro". Nomen omen. Capelli neri neri e corti corti, un piercing al sopracciglio e uno al naso, intolleranza ai camici lunghi per cui portava una càmicia, una specie di camice a mò di giacchina mai visto prima.
Sasha e Gorana che intubano e ventilano, Valentina e Borka prendono la vena e attaccano l'elettrocardiografo, Danko fa il massaggio cardiaco, l'inutile sottoscritta controlla con la torcetta del telefono i riflessi pupillari. Protesto "perchè smettete?il tracciato ha avuto un picco" , e Gorana "Fra, è un artefatto, è perchè l'abbiamo mossa, il tracciato è piatto". Io sono arrabbiata per tanti tanti motivi, sia chiaro, non piango, ma mi stanno un po' tutti sulle palle e mi chiudo nell'ambulatorio dell'ecografo, al buio, a spararmi i Rammstein a tutto volume. (mentre al di qua dell'Adriatico, il cretino di turno, edotto sui fatti, mi scrive "tranquilla, quando torni ci facciamo una doccia insieme e vedrai come ti faccio rilassare")(coglione,se scopassimo adesso ne usciresti piuttosto malconcio). Gorana arriva, mi si siede affianco, si prende un auricolare e quando Asche zu Asche finisce mi spegne il lettore e dice vieni a mangiare che Borka ha appena tirato la moussaka dal forno. Per dire.
Eravamo d'accordo su un punto: che non bisogna mai chiedere aiuto a nessun altro che a sè stessi. E l'amore...l'amore può essere solo puntiforme, un qui ed ora. Un TOTALE qui ed ora, questo si. Avevamo lo stesso modo di vampirizzare anime. Di cercare tutto e mai meno di così, di dare tutto senza mettere i neon.
Qualche giorno fa, Gorana mi ha detto che si è sposata. Ho barcollato un attimo. Non me la immagino la signorina Montagna Di Ferro con un grembiulino che dà il bacetto al maritino alzando la gamba. (me la immagino a fare bungee jumping da un ponte, semmai). Il trauma, soprattutto, è dovuto alla riflessione "Cazzo se Gorana è impazzita e si è sposata, potrebbe capitare anche a me" Cix commenta "eh, Fra, si che potrebbe capitare anche a te, magari non sarebbe l'inferno che credi tu". Mah. la vita di Gorana è stare in mezzo al sangue, in mezzo a gente che ti considera responsabile se un loro caro muore e a volte dà anche di matto con violenza, gestire il pesantissimo problema sul sentirsi Dio e no quando hai letteralmente nelle mani la vita o la morte di qualcuno. E lei tutto questo lo fa con una passione quasi mistica. Non ce la vedo a passare un fazzolettino sul moccio di un bimbo.
Il marito di Gorana fa il pilota di elicotteri. "Quando vieni ti facciamo fare un giro". Magari si, magari non è che ha smesso di pensare che l'amore è puntiforme, magari ha solo deciso di unire quegli infiniti punti in una retta più o meno sconnessa. Magari è tanto più saggia di me o magari è solo che io sono un po' più cattiva di lei.
Gorana l'unica cosa è che guai a te se ti rammollisci. "Be happy"
EPILOGO EXTRA: l'ultima sera che ci siamo viste, prima che io partissi, mi ha riaccompagnata all'albergo in macchina. Entrambe ci siamo guardate, abbiamo pensato chissà, di anima siamo uguali ma ste cazzo di carte d'identità sono troppo diverse. "Ciao, eh" "Ciao ciao, buona notte". Che come saluto fa cagare, considerato che non sapevamo se e quando ci saremmo riviste. Ma quelle cose strappalacrime e inutili non piacciono a nessuna delle due. è bastato l'abbraccio. (perchè non ci eravamo mai toccate). Io scendo dalla macchina, con passo sicuro nonostante l'imponente quantità di Rakija a tremila gradi inghiottita. Inciampo e cado. Neanche il tempo di realizzare che mi sono grattuggiata ben bene le mani, sento Joao e Cesar (seduti sulle scale ad alcolizzarsi) che ridono come iene. Gorana dalla macchina che mi fa "che, ti serve un dottore?" e parte. Io rido, vado a sedermi con gli alcolisti. Grazie alla rakija, faccio un po' la gattina con Joao, Joao apprezza, poi all'improvviso mi alzo e me ne vado in camera. Sono troppo stanca e troppo triste per scopare. Mi butto sul letto e dormo vestita.
Piccolo commento a un commento. Larompina mi ha scritto che "è la vita", quando parlavo della guerra. Innanzitutto chiarisco: parlo della Bosnia perchè l'ho guardata meglio,da vicino,senza filtri mediatici. Potendo, parlerei di qualsiasi altra realtà, ma mi sembrerebbe scorretto e sleale mettermi a commentare qualcosa di cui l'unica "esperienza" che ho proviene da fonti di cui non posso accertare l'attendibilità e l'imparzialità.Non che non abbia le mie idee, ma ognuno ha le sue e vai a capire che valore reale hanno. Persino una cessa che conosco io ha le sue idee, ma il fatto che se le sie formate grazie ad un'assidua e attenta lettura di giornali come "oggi", "visto", "gente" già mi puzza...
Poi, preciso che anche a me il cinismo non manca di certo. Ma, sorry, dire "è la vita" non mi può bastare. Mi sembra solo un modo per declinare le responsabilità, non c'entra il cinismo, qua si tratta di pigrizia. Verissimo che la "fortuna" non è affatto equa,sennò non sarebbe fortuna sarebbe un'altra cosa con un altro nome. Assodato che io ho avuto + culo di altri in alcune cose, questo non mi esonera dall'essere comunque responsabile di quello che mi succede intorno. E non giustifica la mia passività.
Caro Dragan, è difficile per me spiegarti queste cose, adesso. Adesso hai 4 anni, cerchi tua madre e lei non c'è mai. Hai ragione Dragan, hai ragione tu bimbo mio, ma è proprio per questo che ti scrivo una lettera. Spero che da grande, quando nè io nè tuo padre cercheremo più di proteggerti da questo mondo a cui appartieni, leggendola, mi assolverai. Perchè questa guerra sta durando troppo, e finchè non passa io non sarò lì a darti il bacio della buonanotte. Ma non è per questo che dovrai assolvermi. E' per il non averti pensato. E' perchè continuo ciecamente, meccanicamente, a fare il mio lavoro, niente di più. Le sirene delle ambulanze neanche si sentono più ormai, arrivano su qualsiasi mezzo: macchine, camion militari, una volta persino un carretto. E io per un attimo avrei quasi voluto sorridere, Dragan, prima di ficcargli un tubo giù per la gola, mentre i chirurghi lo palpavano e correvano: è sempre così, gente che palpa e corre e le infermiere con le forbici che tagliano via i vestiti. I chirurghi hanno il gran privilegio di non vederle quelle facce da ragazzini liceali, facce da brav'uomini, e per un istante, loro, possono anche pensare di essere stanchi. "Ricuci tu, io vado a farmi una sigaretta". Per carità, se la vedono dura, loro. Ma io con quelle facce davanti non ci riesco proprio a pensare. "Vai con l'alotano, controlla la frequenza". Dragan, in Europa li attaccano agli elettrocardiografi, hanno delle pompe che gli insufflano aria nei polmoni, qua nei Balcani invece "uno due tre quattro cinque" e stringo il palloncino con l'aria, per un'ora, due, due giorni di seguito. Ne arrivano così tanti, e ogni volta penso "questo è l'ultimo poi dormo, no, poi vado a casa da Dragan, magari dormiamo vicini". Ma se ne arriva un altro, stanca o no, ritiro su la mascherina. Non voglio sembrarti patetica, non ne ho nè il tempo nè la forza, ma il mio è solo uno dei tanti dazi, e anche tu devi pagare. Perchè appartieni al mondo, e a modo tuo anche tu gli devi qualcosa. Sei un bambino fortunato, a volte in mezzo a tutto quel sangue mi fai quasi rabbia. Qui le bombe non cadono, casa nostra è calda e tuo padre è lì con te, non perso in qualche pantano con una divisa addosso. Quindi, anche se sei sangue del mio sangue, quando vedo tutto quell'altro sangue scorrere via, disperdersi sui pavimenti, non ho difficoltà a scegliere. E' per questo che un giorno dovrai assolvermi: per aver abdicato all'essere tua madre, per aver scelto, lucidamente, di non essere a casa a darti il bacio della buonanotte. Per averti abbandonato.
questo post è un po' più lungo degli altri. X vari motivi: il 1, è che mi volevo togliere subito dalle scatole la cosa più banale:ke in guerra si muore. Lo vediamo tutti i giorni in tv e ci siamo abituati, amen. Per disabituarci, ci vorrebbe che le vedessimo dal vivo, da vicino, certe cose, ma questo non lo auguro a nessuno. Per il resto, non mi va di fare quella che cerca di emozionare a tutti i costi, che specula sui luoghi comuni. Il 2, è più importante. La donna di questo racconto, io l'ho conosciuta, ovviamente non so se ha pensato davvero ste cose o no, ma mi è rimasta dentro. E' una specie di mio eroe personale. A parte essere un'anestesista eccezionale (non ve lo voglio neanche dire, con che apparekkiature si trova a lavorare... tipo donazioni della croce rossa di qualche altro paese, makkinari che negli ospedali europei dovevano buttare e allora...), è speciale. Dura, fredda, appena la conosci ti fa anche un po' paura. Ma grandissima. Negli anni della guerra, hanno fatto un numero di operazioni incalcolabile. E non scherzavo, quando ho scritto che stavano anche 2 giorni senza dormire. Io pensavo "non è possibile rimanere concentrati, è una cazzata, così metti a rischio anche il paziente". Invece no. La stanchezza c'è, ma è come una mosca, se stai facendo una cosa importante fingi di non vederla. In quegli anni orribili, c'erano tanti modi di stare all'inferno. Anche rinunciare a crescere il proprio figlio è uno di questi, per assistere quotidianamente a uno strazio senza precedenti, a vedere il proprio mondo ridotto al bianco delle piastrelle della sala operatoria, al vetro delle flebo e al rosso del sangue. L'unica soluzione è non pensare. E questa soluzione, lì, l'hanno adottata un po' tutti: non pensare, a niente. Per questo dopo è stato così facile mettere il guinzaglio a tutto un popolo e portarlo dove dicevamo noi (per "noi" intendo la NATO...a proposito, è a causa di noi evolutissimi "occidentali" che i casi di tumore nei Balcani sono aumentati esponenzialmente. Perchè siamo andati a buttargli le bombe all'uranio. Fermi un attimo:non pensate "vabbè non è una novità": è una novità. Perchè ci hanno parlato di quei vergognosi proiettili militari all'uranio, e solo in afghanistan kosovo e iraq - mi sono informata-. Non ci hanno mai parlato di BOMBE. Ora, a parte il paradosso delle bombe "pacifiste" che se cominciamo ad analizzarlo non finiamo più, come lo giustificate che un'alleanza di paesi "civili" vada deliberatamente a inquinare con skifezze radioattive il territorio di un paese che "ufficialmente" vuole proteggere?)
Scusate la logorrea. Alla prossima
"Corri!"
Aspetta, aspetta un attimo. Devo mettere i quaderrni nello zaino.No. Ma come? Almeno i quaderni dai. Le penne le matite.Si lo so lo sento. Ma aspetta. Ho 18 anni ho l'esame finale quest'anno. Si lo sento ti ho detto lo sento il rumore dei cingoli. E certo si l'avevano detto in tv ma sai com'è non me l'aspettavo. Jelena non guardarmi così stai seduta al tuo banco. Il carro armato ci aspetta. Aspetta. Dai uno zaino ci entrerà, ci entrerà ci entrerà dai. Non piangere. Vedrai che non è niente. Combattere. E' per la patria. Quale patria, però, non lo so. Ma gli servono reclute giovani. Jelena devo scendere quelli nei carri ci aspettano. Va bene, penne matite quaderni e zaino li lascio qua. Sarà per un'altra volta Jelena.
funzionava così,anche così: i ragazzini andavano a reclutarli nelle scuole. Ho pensato di iniziare a raccontarla in questo modo, quella guerra di cui non ci ho capito niente. La guerra in Jugoslavia. Di quelli che ora sono 5 stati indipendenti (il Montenegro si è da poco staccato dalla Serbia), il più colpito fu la Bosnia. Quello che se la cavò meglio, uscendone quasi illeso, la Slovenia. Oggi in Bosnia dicono scherzando che ci sono 7 donne per ogni uomo. Lo dicono scherzando, ma è vero, e non si tratta solo di un'anomalia statistico-demografica. E' che almeno in ogni famiglia c'è un morto, un morto di cui si preferisce non parlare, ma c'è. Un mortO, più raramente una mortA. I cimiteri in molti casi erano talmente strapieni che si doveva ricorrere a soluzioni alternative. la più classica, era allargarli a dismisura finchè non lambivano le case (immaginate, aprire la finestra del bagno e vedere una spianata di croci). Ma ho visto anche idee molto più creative, non crediate.
Alla prossima puntata.
Post di spiegazione e/o introduzione
A proposito di anestesie emotive e psichiche... Non so come spiegarlo, è una cosa molto precisa, quella da cui a volte scappo o almeno vorrei scappare, solo che è talmente grande che un nome non ce l'ha. Facciamo che dalla prossima settimana ci provo a spiegarlo, poco alla volta, nell'unico modo che conosco - scrivendo. Prima, non faceva parte della mia vita di tutti i giorni se non in modo molto marginale, il tempo di un servizio al tiggì mentre finisco di lavare i piatti. Adesso, invece, respira con me. A volte non ci faccio caso, ma c'è, c'è e basta, e quelle volte che vorrei anestetizzarmi sono le volte in cui ho il fianco scoperto, quando ciò che viene fatto a un altro lo sento come fatto a me, e non è retorica...
Non è la stessa cosa quando guardi il telegiornale e vedi che bombardano Haifa e allora cambi e metti sui Simpson, xkè la notizia ha un valore equivalente a quello di Homer che rutta, ti rubano all'incirca lo stesso tempo di vita. Non è la stessa cosa di quando vedi che bombardano Haifa e là in mezzo c'è la tua amica che ti ha aiutata a scegliere la maglia grigia con le toppe viola sui gomiti, che ti aveva fatto scartare quella verde xkè col fatto che hai le tette troppo grosse sembravi una pornostar.
Non vorrei cadere nello scontato, o nello spettacolare x forza, o nel commovente-popolare alla Maria De Filippi. é che dopo che hai aperto gli occhi non puoi + mettere i filtri a quello che vedi, anche se fa male, l'unico sistema è tappare tutto, ma a quel punto non devi far entrare proprio + niente.
Alla prossima settimana, la settimana del Santo Natale........................
KHORAKHANE'
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio
Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta
Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali
(F. De Andrè)
ne è passato di tempo, ma solo ora riesco a scrivere della Bosnia. Sarà che continua a rincorrermi, a sfiorarmi in mille modi diversi...dalle pagine di un libro, da una canzone, da un film... Sarà che magari lo faceva anche prima ma io ero sorda a quella lingua e quei sussurri li scambiavo per folate di vento, appunto. Di certo, non si può ignorare. E poi, per continuità sono arrivata a non poter ignorare più niente, l'unico modo che ho è quello di anestetizzarmi, togliere di mezzo sia la testa che il cuore, vegetare...
INCURSIONE DIETRO LA MASCHERA
Reespiraaa, profondamente... beeeene... cooo-sì.
Conta fino a dieci. (jedan dva tri cetiri pet shest sedam osam devet deset)
E io intanto sarò qui ad occuparmi del tuo corpo sveglio, sveglio mentre la mente è assente, vorrei potermi chiedere se è assenza o non-esistenza adesso, dove sei adesso, ma devo occuparmi del tuo corpo che è sveglio ma inerme adesso, sono io che ti controllo il respiro, io che ti tengo in vita, stringo il tuo respiro fra le mani conto fino a cinque (uno due tre quattro cinque) e stringo, la tua aria tra le mie dita, è più di quanto chiederesti a uno qualsiasi dei tuoi amori, ma io sono uno sconosciuto con la mascherina sul viso e tu non ci sei.
L'odore è quello di carne bruciata.
Mi chiedo chi sei, lontano da qua. Ma esulerebbe dal mio compito.
Svegliati.
I wanted to sip blood coming out from your veins, I needed... I had to steal strength to be strong I had to dare cruelty to be real
Goccia a goccia la pioggia cadeva e lei rideva, rideva forte e il vento scorreva in rapide tra i suoi capelli, vicino al fiume, vento e un po' di foschia e gli alberi che pescavano con le foglie dei rami più lunghi nell'acqua di quel paese che non è il mio paese.
Il rumore del cantiere era di sottofondo ai suoi pensieri nella testa sotto l'elmetto giallo protettivo, e il flusso era continuo anche se non Joyciano, le mani ruvide tiravano corde e poi impastavano calce e poi... poi... il mattone che è caduto dall'alto il rumore secco e rosso poi non lo so non lo immagino in che mondo è andato. Nella macchina. Rantoli. E l'ambulanza. il rumore rosso che si fa sempre più forte, è nel cervello e lo schiaccia e no, non è più nè forte nè intenso, è un'immagine ke si avvicina sempre più al primo piano, respiro, faticosamente, non so più se respiro o no, l'immagine ha riempito il campo. "è vivo, non è vivo. é vita che si nega da sè"
E il bambino gioca con la playstation, aspetta l'ora di cena no non vuole andarci a mangiare deve finire il livello ecco il mostro che spunta fuori BANGBANGBANGBANNNNNNNG! spiaccicato, una macchia di un rosso impreciso sul terreno virtuale.
La ragazza coi capelli neri e l'espressione scettica, così giovane e già così scettica, esprime le sue idee scettiche e realistiche, in bianco e nero o forse in seppia che è un colore più elegante
Da qualche parte, lontano, da qua, i cartelli stradali potrebbero avere disegni strani, potrebbero avvisare le persone di qualcosa che il nostro Codice Della Strada non contempla.