Sa.. sa.. prova...
Vediamo se qualcuno mi ascolta, e vediamo se tra gli amici ascoltatori c'è qualche mente illuminata, ma tanto illuminata da fare luce anche a me ché ci sono certe cose che più le rileggo meno senso ci trovo.
Io penso che ad odiare qualcuno bisogna impegnarsi, innanzitutto, c'era una frase famosa di non mi ricordo chi (ho letto con troppa superficialità le citazioni citabili dei Selezione di mia madre) che diceva che per odiare ci vuole il nostro sangue. Essì.
Poi c'è il fatto che se tu a uno non gli hai fatto niente, tranne l'avergli dato tutta te stessa e anche qualcosa in più, ti fa strano quando quella persona ti tratta come se fossi appena stata in pellegrinaggio a un deposito di letame, manco gli avessi fatto le corna col suo migliore amico.
C'è anche che malauguratamente ti hanno cresciuta con la concezione del rispetto assoluto, che pure quando sei incazzatissima fai di tutto per evitare spargimenti di sangue, e nessuno te l'ha mai detto che a qualcuno il fatto che tu non risponda a parolacce fa salire ancora di più il sangue alla testa e come risultato hai quanto segue:
- che vieni accusata di essere una schifosa egocentrica, perché non provi dolore
ciccio, non è che prova dolore solo chi si mette a sbraitare ai quattro venti, chi offende, chi urla, chi strepita. non te l'ha detto nessuno che il modo migliore per riconquistare una donna è portarle dei fiori, decisamente più efficace che dedicarle "bella stronza" di Masini (o almeno questo è quanto risulta dalle statistiche)
- che vieni apostrofata come "mucca insensibile" e "Flavia Vento senza bellezza" e "Montalcini" senza intelligenza
che sono un po' le cose che si dicono all'asilo, in fondo, con la differenza che chi me le ha dette ha anni 31 all'anagrafe ed era quello che professava rispetto e amore e che non avrebbe mai voluto far del male a una ragazza (-.-)
- altre varie ed eventuali
come risultato hai un esercito della salvezza di amici e parenti che ti dicono che "quel cretino" aveva fatto cinquina a trovare una come te, e che non vale la pena di starci male per uno che palesemente non ci tiene a te ecc ecc.
Ma in fin dei conti tu, l'unica cosa che veramente ma veramente non capisci è che motivo ci sia di tirare fuori tutta questa cattiveria, da dove viene tanta voglia di ferirti, ma, soprattutto, ti chiedi chi cavolo era veramente la persona con cui sei stata per un anno e mezzo. Perché ti rendi conto che non l'hai mai conosciuto davvero, e allora ti raggomitoli, e senti male ovunque.
me ne vado a vivere su un ciliegio esterno
TESTIMONIANZA N.1
Mi trovavo sola soletta in viale Europa, seduta su una panchina a leggere il mio bel libro quando mi si avvicina un tizio con una caterva di coperte sulle spalle. Mi chiede se ne voglio una. Gli spiego gentilmente, sorridendo, che no, siamo a giugno e casa mia sembra l'interno del forno della pizzeria 'O Sole Mio quindi non necessito di tali oggetti. Lui cerca di convincermi che il prezzo è ottimo, ma io, sempre sfoggiando il più radioso dei sorrisi ribatto che comunque vivo sola e di una coperta a due piazze proprio non saprei che farmene. Lui mi sorride, e, approfittando della mia ingenua distrazione, mi riempie di bacetti sulle guance.

TESTIMONIANZA N.2
Stesso posto, stessa panchina, stesso libro. Una signora vestita molto fashion, con voluminosi e curati ( e mesciati) capelli biondo-zoccola, tra i trentacinque e i quaranta, si siede accanto a me. Io continuo a leggere e di tanto in tanto alzo lo sguardo per guardare gli uccellini, le farfalle, e i piccioni che fanno il tiro al bersaglio sui passanti (tifando ovviamente per i piccioni).
Tutto ad un tratto, la signora balza in piedi e comincia a camminare a passo di marcia. Io alzo la testa dal libro, non fosse altro per la repentinità o repentinenza del suo gesto. Dopo dieci passi ella si volta e, puntandomi addosso un minaccioso indice indubbiamente carico, mi ingiunge "e non mi seguire, eh!"

TESTIMONIANZA N.3
Questa testimonianza è stata raccolta da un indigeno.
Un tizio in maglietta e jeans, urlando apostrofa un manager in piedi davanti al bar profferendo le seguenti parole: "IO.... CAMMINO SULL'ACQUA!!!!! PASSO ATTRAVERSO I MURI!!!!!!!".

Quindi, o amati lettori di questo blog, io vi sconsiglio caldamente di porre piede in quel luogo malsano, ma se doveste farlo, ricordate: è a vostro rischio e pericolo!!!
(uomo avvisato...)
C'è stato un tempo in cui ero buona. Ma non buona come Pollyanna, che secondo me l'avevano lobotomizzata quando aveva quattro anni e non si è più ripresa. Era una cosa un po' meno palese: sotto una croccante superficie di acidità dispensata a piene mani nascondevo un morbido cuore da fata turchina. Eri un reietto della società, nessuno ti si filava, non avevi amici? Ebbene, la mia Missione (con la M Maiuscola) era di renderti un essere umano appagato e felice (NB: in effetti, sto un po' romanzando la cosa, ma non ve l'ha insegnato nessuno che a chi scrive è concessa la licenza poetica e con essa la facoltà di usare iperboli a piacimento?) (ma che ci parlo a fare con voi che siete una massa di caproni ignoranti) (e puzzate pure).
Poi, c'era anche che qualunque cosa succedesse, era colpa mia. Se qualcuno pestava una cacca io gli chiedevo scusa. Scusa di che? chiederete voi. Ebbene, scusa di non averla pestata io, scusa di non aver impedito il passo fatale, scusa di non aver passato il pomeriggio e la serata a ripulire i marciapiedi al fine di evitare simili inconvenienti.
Per anni ho difeso a spada tratta la tesi che se qualcuno fa qualcosa ha i suoi buoni motivi, e per questo bisogna comprendere, giustificare, mentre fossilizzarsi come neanderthal sulla propria sterile e volgare rabbia è del tutto sbagliato.
Errare è umano: nel senso che quella tesi era una cazzata. Se ti pestano i piedi e non ti arrabbi, ma dici "oh, caro, ma cos'è successo? spiegami a fondo le motivazioni che ti hanno spinto a tale gesto, c'è la possibilità che io ti faccia pestare anche l'altro di piede..." sei un imbecille.
Nella fattispecie, vi fu un tempo in cui mi prodigai per una persona X, che consideravo amica e come tale stimavo. Si era molto unite, io e detta persona X, finchè io non sono stata male.
Ma non una cosa così, tanto per dire. Mi è venuta una bella depressione, di quelle da manuale, di quelle che lo psichiatra ti dice "ha fatto bene a venire, la situazione non è delle migliori", di quelle che la sera fai ambarabacciccicocò per decidere qual è il modo migliore per suicidarti, e ti tocca pure fare la vocina innocente con i tipi del 118 che il tuo odioso fidanzato ti ha aizzato contro "forse è meglio che si faccia dare un calmante" "ma non mi serve un calmante" "ehmmm, sì... ma se lo faccia dare lo stesso..." "ce l'ho, ho delle benzodiazepine" "ehmmmm... sì, ok. Però magari non esageri con le dosi, eh?". (ancora vaffanculo per quella sera, Fa) (o grazie. devo ancora decidermi)
In tutto ciò, da detta persona X ci si aspetta, se non altro, appoggio, non dico aiuto. Considerato anche che la persona X ha i problemi suoi, e non del tutto trascurabili. Quello che non ti aspetti è che sparisca, e che dopo qualche giorno ti tratti anche a pesci in faccia senza nessun motivo validamente valido. Che poi a Natale chiami a casa tua per fare gli auguri ai Tuoi (che lei chiamava "mamma e papà"), con tutto quello che ti ha fatto, per la pura ipocrisia di mostrarsi come una bimba buona ed educata. Una persona così prima avrei cercato di capirla, adesso no, adesso penso solo che sia una Stronza, con la S maiuscola come la M di prima.
Tra l'altro la Stronza ha dei miei libri in ostaggio, da mesi, e non si è neanche curata di restituirli. La qual cosa mi fa uscire dai gangheri, perché com'è noto io ai miei libri ci tengo come se fossero figli (ma non miei) (figli di mia zia di secondo grado, và), e odio dover pregare le persone quando ho voglia di rileggerli. Sennò mica me li compravo, eccheccazzo.
Ok, sfogo finito. Ora posso anche tornare ad essere croccante fuori e morbida dentro come al mio solito
Per la prima volta dopo tanto tempo, ieri, non sono stata in minoranza linguistica. Se dicevo "che cuglia" venivo compresa e la cosa mi ha commosso, lo ammetto.
Era partita come una serata per soli uomini (ed io non facevo parte del programma... maligni che non siete altro): Fabio e il suo amico Paolo, birre e partita. Poi il diavolo tentatore dalla camicia rosa mi ha convinta ad abbandonare il DILETTO libro di chirurgia per unirmi a loro. Arrivati a San Lorenzo, abbiamo chiesto a due guide indigene reperite là per là (vale a dire MichelePolpetta e un suo amico di Rionero) dove andare a mangiare.
Com'è, come non è
ora qui mi interrompo un attimo perché volevo dire che erano anni che volevo usare "com'è, come non è" da qualche parte. all'incirca da quando avevo quattro anni e sentii nella favola di Madama Lontra che c'era uno che com'è, come non è si buttava in acqua e cominciava a nuotare.
non potete capire che gioia sto provando.
dicevo, com'è, come non è, le due guide indigene si sono unite a noi per una pizza. Chiaramente, io per distinguermi dal vile volgo ho ordinato una pizza tonno e cipolla, palesando una volta per tutte la mia natura portuense anche a Massimino che avevo appena conosciuto e che, per togliersi ogni dubbio, mi ha chiesto se oltre a dilettarmi a sputare di tanto in tanto mi dedicassi anche alla nobile arte dell'emissione di gas intestinali.
Segue amabile serata, con picchi di eleganza come il brindisi a Edvige Fenech, nonostante le proteste dell'unica ragazza della serata (che sarei io).
Ma il vero senso di questo post è che Fabio e Paolo mi hanno fatto tenerezza. Sì, come quando a quark fanno vedere le tartarughine che escono dall'uovo, o quando levavo il ciuccio dalla bocca del mio cuginetto per vedere come si metteva a piangere. Io sfido chiunque a non sentirsi il cuore mollo come un fico spiaccicato nel vedere due trentenni con annessa panzetta che si ritrovano in un locale fumoso di canne, a bere vino con perfetti sconosciuti alcuni dei quali stranieri, per di più, che raccontano con occhi sbrilluccicosi le epiche avventure vissute perlomeno un decennio prima, e che ritardano finchè possono il ritorno al presente, a quel mondo privo di erba e fatto di sveglie alle sei, dove la cosa più fuori dalle righe che ti può capitare è che una turista svedese di cinquant'anni ti chiede come si arriva al Colosseo.
a Fa, dalla sua adorata Fidanzata sessantenne
Mi sveglio. Come ogni mattina, d'altronde.
Mi stiracchio. Come ogni mattina.
Vado ad aprire le persiane. Trovo, in fila, disposti secondo un preciso ordine cromatico (dal bordeaux al trasparente) tutti i miei smalti sul davanzale, come tanti piccoli nanetti.
Resto lì a fissarli per dieci minuti buoni, cercando la ragione per cui Fabio abbia avuto l'idea, alle sei di mattina, aprendo la finestra, di creare questa installazione artistica.
Mi viene in mente un possibile nesso con Dona che li metteva capasotto e diceva che erano le luci perpetue, ma d'altra parte lei all'epoca aveva quattro anni, le sue migliori amiche erano una decina di vecchie incartapecorite e viveva in un paese di non più di 100 anime la cui principale attrazione era la messa delle 11, donde la sua passione per hit come Evviva Maria e Santo Santo Santo.
Ma Fabio non poteva conoscere questa chicca dell'oscuro passato della mia famiglia.
Il mistero degli smalti rimaneva dunque irrisolto. Decido quindi di affrontarlo a muso duro, chiedendogli spiegazioni sull'accaduto. Egli mi ingiunge di NON AZZARDARMI a spostarli, adducendo richiami al feng-shui e altri borbotti insensati che non ho capito.
Io inizio a temere che si sia dato alla magia nera.
E che il suo primo obiettivo sia stata la mia consecutio temporum, a giudicare dai verbi di questo post.
A me quando ero piccola mi avevano imparato che alla chiesa si va per dire le preghiere, al massimo puoi cantare acqua siamo noi, ma rigorosamente con voce in falsetto e un po' lamentosa.
Ma io sono donna imperdonabilmente obsoleta, si sa, giacchè è arcinoto che le chiese moderne debbano per ordine della curia, pena la scomunica, essere inderogabilmente fornite di zampillanti e copiose fontane -per richiamare alla mente il rigoglioso giardino dell'Eden, come avranno già intuito i più avveduti tra voi-. Facoltativo, ma molto apprezzato, è l'uso di luci stroboscopiche a tarda notte e un palco ad uso di performers canori dalle dubbie qualità artistiche, mentre quasi indispensabili ai tornei di tressette si rivelano tavolini e sedie sgraffignati un po' qua e un po' là dai vari bar della zona.
E San Carlo. fiore all'occhiello della cristianità isolana, non poteva certo non mostrarsi all'altezza.
E' così che mi sono ritrovata in una calda sera primaverile ad ascoltare una sciacquetta stonata che con estremo pathos propinava "come mai" (eh, come mai? me lo chiedo anch'io) alla varia umanità che sedeva ai tavolini sul sagrato della "Chiesa", con Dano in braccio che, dopo aver mandato due o tre bacetti alla croce, in alto, guardava un po' dubbioso lo spettacolo. Ma lui, da saggio duenne, ha risolto la sua empasse prendendo atto del fatto che la gente batteva le mani, sorridendo e cominciando a batterle pure lui.
"che canzone è?" "una canzone vecchia, Dano" "guadda! le campane! diddon diddon"
meno male che c'era lui 
Quando sei incazzato, ma proprio incazzato incazzato con qualcuno gli dici "mo ti spacco i dentiiiii"
Io me li sto spaccando da sola 
Di notte, quando sono distratta e non mi posso difendere
Che il dentista oggi quando gli ho detto "dottò,mi fa male il dente, mi sa che ho una carie che mi arriva all'esofago" ha risposto "ma quale carie... il dente è tutto spaccato, vuol dire che li stringi di notte... fai un po' di ginnastica rilassante"
Mo si sono inventati pure la ginnastica rilassante per i denti?
Mi ricorda una cosa che lessi tempo fa, di un'anestesista belga -mi pare- che stava sperimentando l'ipnosi sui pazienti per ridurre le dosi di farmaco e diminuire i fastidi del post-operatorio
Secondo me è per sparagnare di medicine.
Hai presente quando sogni di morire
per vedere chi verrà al tuo funerale
per capire chi ti ha voluto bene
e chi ti ha voluto male, hai presente?
Chi ti vuole bene dopo di me?
Chi ti vuole bene?
e capire poi che hai sbagliato tutto
che non manchi a nessuno
lei non è vestita a lutto
Rosso, è un vestito rosso
oggi quello che indossi
per il mio funerale
bella senza più pensieri
come sei tranquilla
nel giorno del mio funerale
Hai presente poi la figlia del dottore
seduta in terza fila che piange e non si fa notare
per non parlare del mio migliore amico
che mentre il prete parla
sta nel letto suo a dormire
Chi ti vuole bene dopo di me?
Chi ti vuole bene?
e vedere poi la donna del tuo cuore
che assiste alla funzione
senza il minimo dolore
Hai presente quando sogni di morire
per vedere chi verrà al tuo funerale
e capire poi che hai sbagliato tutto
che non manchi a nessuno
e lei non è vestita a lutto
Ma rosso, è un vestito rosso
oggi quello che indossi
per il mio funerale
bella senza più pensieri
come sei tranquilla nel giorno del mio funerale
(N. Fabi)
Ieri parlavamo. Io gli ho detto che la morte non è proprio il contrario della vita. Morte semmai è il contrario di nascita. Vita è una condizione, morte è un momento, un istante, un transito. Il contrario di vita non esiste. Nessuno si è mai inventato una parola. Io lo so perché: perché di quello che c'è dopo, in fondo, non ci importa. Che siano premi o punizioni cristiane, che siano i mondi pagani, che sia il nulla. Ci importa della morte perché è quella che fa paura. Perché potremmo sentire dolore, perché potremmo provare rimpianto, rabbia, contrarietà. Non ci siamo abituati, siamo abituati a scappare dalle sensazioni negative, dalle puzze, dalle scottature, quando nasciamo e ci sculacciano piangiamo. Quello che mi fa paura è quello. Come tutti, non ci sono abituata e scappo. Per il resto no, non ho paura, non m'importa granchè dei vestiti della gente.
E poi lui si alza dal divano, passa e mi bacia sulla guancia.
il minollo, in fase acuta di rigetto di studio, si è sottoposto a un test per scoprire di che religione è (quando non hai voglia di studiare, tutto fa brodo... -.-)
il risultato è il seguente
| You scored as Agnosticismo
Il tuo risultato è... agnostico. Sei un agnostico. Sebbene è generalmente riconosciuto che gli agnostici non credono nell'estistenza di Dio nè nella sua non esistenza, è possibile per un agnostico essere anche deista o ateo. In realtà gli agnostici non conoscono nè pretendono di sapere se Dio esiste o no, ma possono ammettere che qualcun'altro lo sappia. Un agnostico intellettualmente onesto si schiererebbe su questa posizione, dato che non ha più prove per giustificare l'impossibilità di conoscere Dio di quante ne abbia della sua esistenza.
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A quanto pare, sono più incline al satanismo che al cristianesimo.
Erano anni, che ve lo dicevo...