postato da MiNoLLo alle ore 16:05
lunedì, aprile 09, 2007

Vivo nella mia legnosità e ferrosità. Anche consumata, se volete.Dai piedini inquieti dei bambini in braccio alle madri. O da quelli, più pesanti, dei ragazzi che starnazzano seduti sugli schienali, poverini li tratto come oche, però in effetti a volte sanno essere così poco interessanti...Poi ci sono gli anziani, capita che io lo senta distintamente, dal loro modo di sedersi, che per loro non sono semplicemente una panchina, sono un  rifugio, l'oblio momentaneo da quei continui memorandum dei loro dolori. E' questo che mi fa sentire importante, Nella mia legnosità e ferrosità.

Ora c'è lui. E' alto, appoggiato allo schienale, i capelli dissennati, gli occhiali; alla sua calma apparente scommetterei che corrispondono guerre civili dure e sanguinose, dentro, guerriglieri che lanciano rozze molotov contro impettiti, impeccabili diplomatici. Sembra quasi stia dormando. E invece no, avevo ragione perchè all'improvviso è scattato su con furia. Lo immagino: cammina a passi elastici e rapidi, con l'inconsapevole intento di far sprofondare esattamente ogni pezzo di marciapiede che abbia la ventura di trovarsi sotto i suoi piedi.

Le panchine sono democratiche, silenziose: buone amiche e un po' troie. Ma non in senso negativo. Se nel frattempo arrivasse qualcun altro, lo accoglierei. Però peccato, Capelli All'Aria mi era simpatico.

Un tonfo mi annuncia il suo ritorno: si è gettato su di me a peso morto. Come se fosse tanto stanco. Come se fosse uno che non ha voglia di far niente. O come se queste cose volesse esserle senza trovare il modo di riuscirci.

C'è qualcos'altro. Un mazzo di fiori, semplici, avvolti in una carta semplice.

Permalink ¦ commenti (5)¦ commenti (5)(popup)
categoria : racconti dellabbandono

postato da MiNoLLo alle ore 11:54
sabato, dicembre 23, 2006

Caro Dragan, è difficile per me spiegarti queste cose, adesso. Adesso hai 4 anni, cerchi tua madre e lei non c'è mai. Hai ragione Dragan, hai ragione tu bimbo mio, ma è proprio per questo che ti scrivo una lettera. Spero che da grande, quando nè io nè tuo padre cercheremo più di proteggerti da questo mondo a cui appartieni, leggendola, mi assolverai. Perchè questa guerra sta durando troppo, e finchè non  passa io non sarò lì a darti il bacio della buonanotte. Ma non è per questo che dovrai assolvermi. E' per il non averti pensato. E' perchè continuo ciecamente, meccanicamente, a fare il mio lavoro, niente di più. Le sirene delle ambulanze neanche si sentono più ormai, arrivano su qualsiasi mezzo: macchine, camion militari, una volta persino un carretto. E io per un attimo avrei quasi voluto sorridere, Dragan, prima di ficcargli un tubo giù per la gola, mentre i chirurghi lo palpavano e correvano: è sempre così, gente che palpa e corre e le infermiere con le forbici che tagliano via i vestiti. I chirurghi hanno il gran privilegio di non vederle quelle facce da ragazzini liceali, facce da brav'uomini, e per un istante, loro, possono anche pensare di essere stanchi. "Ricuci tu, io vado a farmi una sigaretta". Per carità, se la vedono dura, loro. Ma io con quelle facce davanti non ci riesco proprio a pensare. "Vai con l'alotano, controlla la frequenza". Dragan, in Europa li attaccano agli elettrocardiografi, hanno delle pompe che gli insufflano aria nei polmoni, qua nei Balcani invece "uno due tre quattro cinque" e stringo il palloncino con l'aria, per un'ora, due, due giorni di seguito. Ne arrivano così tanti, e ogni volta penso "questo è l'ultimo poi dormo, no, poi vado a casa da Dragan, magari dormiamo vicini". Ma se ne arriva un altro, stanca o no, ritiro su la mascherina. Non voglio sembrarti patetica, non ne ho nè il tempo nè la forza, ma il mio è solo uno dei tanti dazi, e anche tu devi pagare. Perchè appartieni al mondo, e a modo tuo anche tu gli devi qualcosa. Sei un bambino fortunato, a volte in mezzo a tutto quel sangue mi fai quasi rabbia. Qui le bombe non cadono, casa nostra è calda e tuo padre è lì con te, non perso in qualche pantano con una divisa addosso. Quindi, anche se sei sangue del mio sangue, quando vedo tutto quell'altro sangue scorrere via, disperdersi sui pavimenti, non ho difficoltà a scegliere. E' per questo che un giorno dovrai assolvermi: per aver abdicato all'essere tua madre, per aver scelto, lucidamente, di non essere a casa a darti il bacio della buonanotte. Per averti abbandonato.

questo post è un po' più lungo degli altri. X vari motivi: il 1, è che mi volevo togliere subito dalle scatole la cosa più banale:ke in guerra si muore. Lo vediamo tutti i giorni in tv e ci siamo abituati, amen. Per disabituarci, ci vorrebbe che le vedessimo dal vivo, da vicino, certe cose, ma questo non lo auguro a nessuno. Per il resto, non mi va di fare quella che cerca di emozionare a tutti i costi, che specula sui luoghi comuni. Il 2, è più importante. La donna di questo racconto, io l'ho conosciuta, ovviamente non so se ha pensato davvero ste cose o no, ma mi è rimasta dentro. E' una specie di mio eroe personale. A parte essere un'anestesista eccezionale (non ve lo voglio neanche dire, con che apparekkiature si trova a lavorare... tipo donazioni della croce rossa di qualche altro paese, makkinari che negli ospedali europei dovevano buttare e allora...), è speciale. Dura, fredda, appena la conosci ti fa anche un po' paura. Ma grandissima. Negli anni della guerra, hanno fatto un numero di operazioni incalcolabile. E non scherzavo, quando ho scritto che stavano anche 2 giorni senza dormire. Io pensavo "non è possibile rimanere concentrati, è una cazzata, così metti a rischio anche il paziente". Invece no. La stanchezza c'è, ma è come una mosca, se stai facendo una cosa importante fingi di non vederla. In quegli anni orribili, c'erano tanti modi di stare all'inferno. Anche rinunciare a crescere il proprio figlio è uno di questi, per assistere quotidianamente a uno strazio senza precedenti, a vedere il proprio mondo ridotto al bianco delle piastrelle della sala operatoria, al vetro delle flebo e al rosso del sangue. L'unica soluzione è non pensare. E questa soluzione, lì, l'hanno adottata un po' tutti: non pensare, a niente. Per questo dopo è stato così facile mettere il guinzaglio a tutto un popolo e portarlo dove dicevamo noi (per "noi" intendo la NATO...a proposito, è a causa di noi evolutissimi "occidentali" che i casi di tumore nei Balcani sono aumentati esponenzialmente.  Perchè siamo andati a buttargli le bombe all'uranio. Fermi un attimo:non pensate "vabbè non è una novità": è una novità. Perchè ci hanno parlato di quei vergognosi proiettili militari all'uranio, e solo in afghanistan kosovo e iraq - mi sono informata-. Non ci hanno mai parlato di BOMBE. Ora, a parte il paradosso delle bombe "pacifiste" che se cominciamo ad analizzarlo non finiamo più, come lo giustificate che un'alleanza di paesi "civili" vada deliberatamente a inquinare con skifezze radioattive il territorio di un paese che "ufficialmente" vuole proteggere?)

Scusate la logorrea. Alla prossima

Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : bosnia, telling tales, racconti dellabbandono

postato da MiNoLLo alle ore 17:25
martedì, dicembre 19, 2006

"Corri!"

Aspetta, aspetta un attimo. Devo mettere i quaderrni nello zaino.No. Ma come? Almeno i quaderni dai. Le penne le matite.Si lo so lo sento. Ma aspetta. Ho 18 anni ho l'esame finale quest'anno. Si lo sento ti ho detto lo sento il rumore dei cingoli. E certo si l'avevano detto in tv ma sai com'è non me l'aspettavo. Jelena non guardarmi così stai seduta al tuo banco. Il carro armato ci aspetta. Aspetta. Dai uno zaino ci entrerà, ci entrerà ci entrerà dai. Non piangere. Vedrai che non è niente. Combattere. E' per la patria. Quale patria, però, non lo so. Ma gli servono reclute giovani. Jelena devo scendere quelli nei carri ci aspettano. Va bene, penne matite quaderni e zaino li lascio qua. Sarà per un'altra volta Jelena.

funzionava così,anche così: i ragazzini andavano a reclutarli nelle scuole. Ho pensato di iniziare a raccontarla in questo modo, quella guerra di cui non ci ho capito niente. La guerra in Jugoslavia. Di quelli che ora sono 5 stati indipendenti (il Montenegro si è da poco staccato dalla Serbia), il più colpito fu la Bosnia. Quello che se la cavò meglio, uscendone quasi illeso, la Slovenia. Oggi in Bosnia dicono scherzando che ci sono 7 donne per ogni uomo. Lo dicono scherzando, ma è vero, e non si tratta solo di un'anomalia statistico-demografica. E' che almeno in ogni famiglia c'è un morto, un morto di cui si preferisce non parlare, ma c'è. Un mortO, più raramente una mortA. I cimiteri in molti casi erano talmente strapieni che si doveva ricorrere a soluzioni alternative. la più classica, era allargarli a dismisura finchè non lambivano le case (immaginate, aprire la finestra del bagno e vedere una spianata di croci). Ma ho visto anche idee molto più creative, non crediate.

Alla prossima puntata.

Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
categoria : bosnia, telling tales, racconti dellabbandono