TESTIMONIANZA N.1
Mi trovavo sola soletta in viale Europa, seduta su una panchina a leggere il mio bel libro quando mi si avvicina un tizio con una caterva di coperte sulle spalle. Mi chiede se ne voglio una. Gli spiego gentilmente, sorridendo, che no, siamo a giugno e casa mia sembra l'interno del forno della pizzeria 'O Sole Mio quindi non necessito di tali oggetti. Lui cerca di convincermi che il prezzo è ottimo, ma io, sempre sfoggiando il più radioso dei sorrisi ribatto che comunque vivo sola e di una coperta a due piazze proprio non saprei che farmene. Lui mi sorride, e, approfittando della mia ingenua distrazione, mi riempie di bacetti sulle guance.

TESTIMONIANZA N.2
Stesso posto, stessa panchina, stesso libro. Una signora vestita molto fashion, con voluminosi e curati ( e mesciati) capelli biondo-zoccola, tra i trentacinque e i quaranta, si siede accanto a me. Io continuo a leggere e di tanto in tanto alzo lo sguardo per guardare gli uccellini, le farfalle, e i piccioni che fanno il tiro al bersaglio sui passanti (tifando ovviamente per i piccioni).
Tutto ad un tratto, la signora balza in piedi e comincia a camminare a passo di marcia. Io alzo la testa dal libro, non fosse altro per la repentinità o repentinenza del suo gesto. Dopo dieci passi ella si volta e, puntandomi addosso un minaccioso indice indubbiamente carico, mi ingiunge "e non mi seguire, eh!"

TESTIMONIANZA N.3
Questa testimonianza è stata raccolta da un indigeno.
Un tizio in maglietta e jeans, urlando apostrofa un manager in piedi davanti al bar profferendo le seguenti parole: "IO.... CAMMINO SULL'ACQUA!!!!! PASSO ATTRAVERSO I MURI!!!!!!!".

Quindi, o amati lettori di questo blog, io vi sconsiglio caldamente di porre piede in quel luogo malsano, ma se doveste farlo, ricordate: è a vostro rischio e pericolo!!!
(uomo avvisato...)
Ce l'hanno detto in tutte le salse. Ci hanno fatto paventare uno scenario alla Ballard. Ci hanno fatto cagare sotto, o più semplicemente, si sono insinuati con un fastidioso ronzio tra le nostre linguine con le vongole e la scaloppina ai funghi, all'ora di pranzo.
Fatto sta che tutti i telegiornali, a partire da tg Leonardo fino al famigerrimo (mi serviva una parola quanto più cacofonica possibile...) tg4, ce l'hanno detto. E sì che i telegiornali sono la più efficace forma di disinformazione dell'era moderna (sto parlando come una che si è appena teletrasportata dagli anni '60... sarà l'effetto "pippone").
L'acqua sta finendo. Non nel senso che non ce n'è più, ché alla scuola media ce l'hanno insegnato un po' a tutti che nulla si crea e nulla si distrugge, quindi mo non è che passa eta beta, se la ficca nelle tasche e noi qua rimaniamo senza. Il problema è che c'è tantatantaggente che ha scarsissimo accesso all'acqua. Ora voi mi direte: quanta è questa tantatantaggente? e io vi dirò: boh. Nel senso che io sono una zappa con i numeri, ma pure se fossero solo un centinaio, pure se fossero solo in due, che cambierebbe? Depurare, desalinizzare costa e i bacini naturali non è che sono delle cose che non hanno fondo tipo il pozzo di san patrizio o il mio stomaco se per cena ci sono i fiori di zucca ripieni. (questa è per levarmi quell'aura da Nicoletta Orsomando nella sua post-adolescenza).
Da tutto ciò deriva il mio cruccio odierno. Qua a Roma ci sono millemila fontanelle pubbliche, cosa che secondo me è atto di grande civiltà perché una delle tante piccole grandi cose che mi ha insegnato mio nonno è che l'acqua è di tutti e non bisogna negarla a nessuno (e a chi si azzarda a dire che sono melensa lo crocifiggo! Nonno era un Grande e non si tocca!). Detto ciò, e detto anche che quando fa così caldo ringrazio gli antichi papi o chi per essi ha avuto un'idea così bella da mettere fontane nel raggio massimo di distanza di un Km l'una dall'altra, vorrei tanto sapere chi è quel testa di cazzo di assessore del comune che se ne occupa. Vi prego, fatemelo conoscere. Ho tre o quattro cose da dirgli (a parte improperi vari).
Signor assessò, ma non si poteva fare che invece di demolire tutto ciò che di culturale aveva tentato di fare il seppur discutibile Veltroni con la scusaccia del buco (quelli della CdL sono pagati sottobanco dalla Polo, io lo so, sennò non si spiega "e un buco di trecento miliardi qua" e "settanta milioni là" e "quelle maledette tarme comuniste si sono rosicchiate la mia bandana"...), risparmiavate un po' sulla bolletta dell'ACEA? Cosa dice, signor assessore? Vuole sapere come? Be', sa, anni addietro, mo non mi chieda quanti chel'ho già detto prima che coi numeri sono una zappa, dicevo, anni addietro qualche anima bella inventò una cosa che lì per lì decise di chiamare "rubinetto". Sì, sì, ru-bi-net-to. E' una cosa che quando sta chiuso, l'acqua non esce, risparmiando sui costi e sul contenuto delle dighe. Poi se per esempio al Colosseo mi arriva il turista polacco in visita al Papa che sta quasi per morire disidratato, ZACCHETE! mi apre il Rubinetto e l'acqua comincia a scorrere e zampillare gaia.
Ho detto gaiA con la A finale, signor assessore, non mi si inalberi, non vorrà mandar via pure l'acqua da San Giovanni?!
Grazie eh! E tanti cari saluti alla di Lei gentil consorte!!!
Per la prima volta dopo tanto tempo, ieri, non sono stata in minoranza linguistica. Se dicevo "che cuglia" venivo compresa e la cosa mi ha commosso, lo ammetto.
Era partita come una serata per soli uomini (ed io non facevo parte del programma... maligni che non siete altro): Fabio e il suo amico Paolo, birre e partita. Poi il diavolo tentatore dalla camicia rosa mi ha convinta ad abbandonare il DILETTO libro di chirurgia per unirmi a loro. Arrivati a San Lorenzo, abbiamo chiesto a due guide indigene reperite là per là (vale a dire MichelePolpetta e un suo amico di Rionero) dove andare a mangiare.
Com'è, come non è
ora qui mi interrompo un attimo perché volevo dire che erano anni che volevo usare "com'è, come non è" da qualche parte. all'incirca da quando avevo quattro anni e sentii nella favola di Madama Lontra che c'era uno che com'è, come non è si buttava in acqua e cominciava a nuotare.
non potete capire che gioia sto provando.
dicevo, com'è, come non è, le due guide indigene si sono unite a noi per una pizza. Chiaramente, io per distinguermi dal vile volgo ho ordinato una pizza tonno e cipolla, palesando una volta per tutte la mia natura portuense anche a Massimino che avevo appena conosciuto e che, per togliersi ogni dubbio, mi ha chiesto se oltre a dilettarmi a sputare di tanto in tanto mi dedicassi anche alla nobile arte dell'emissione di gas intestinali.
Segue amabile serata, con picchi di eleganza come il brindisi a Edvige Fenech, nonostante le proteste dell'unica ragazza della serata (che sarei io).
Ma il vero senso di questo post è che Fabio e Paolo mi hanno fatto tenerezza. Sì, come quando a quark fanno vedere le tartarughine che escono dall'uovo, o quando levavo il ciuccio dalla bocca del mio cuginetto per vedere come si metteva a piangere. Io sfido chiunque a non sentirsi il cuore mollo come un fico spiaccicato nel vedere due trentenni con annessa panzetta che si ritrovano in un locale fumoso di canne, a bere vino con perfetti sconosciuti alcuni dei quali stranieri, per di più, che raccontano con occhi sbrilluccicosi le epiche avventure vissute perlomeno un decennio prima, e che ritardano finchè possono il ritorno al presente, a quel mondo privo di erba e fatto di sveglie alle sei, dove la cosa più fuori dalle righe che ti può capitare è che una turista svedese di cinquant'anni ti chiede come si arriva al Colosseo.
a Fa, dalla sua adorata Fidanzata sessantenne
A me quando ero piccola mi avevano imparato che alla chiesa si va per dire le preghiere, al massimo puoi cantare acqua siamo noi, ma rigorosamente con voce in falsetto e un po' lamentosa.
Ma io sono donna imperdonabilmente obsoleta, si sa, giacchè è arcinoto che le chiese moderne debbano per ordine della curia, pena la scomunica, essere inderogabilmente fornite di zampillanti e copiose fontane -per richiamare alla mente il rigoglioso giardino dell'Eden, come avranno già intuito i più avveduti tra voi-. Facoltativo, ma molto apprezzato, è l'uso di luci stroboscopiche a tarda notte e un palco ad uso di performers canori dalle dubbie qualità artistiche, mentre quasi indispensabili ai tornei di tressette si rivelano tavolini e sedie sgraffignati un po' qua e un po' là dai vari bar della zona.
E San Carlo. fiore all'occhiello della cristianità isolana, non poteva certo non mostrarsi all'altezza.
E' così che mi sono ritrovata in una calda sera primaverile ad ascoltare una sciacquetta stonata che con estremo pathos propinava "come mai" (eh, come mai? me lo chiedo anch'io) alla varia umanità che sedeva ai tavolini sul sagrato della "Chiesa", con Dano in braccio che, dopo aver mandato due o tre bacetti alla croce, in alto, guardava un po' dubbioso lo spettacolo. Ma lui, da saggio duenne, ha risolto la sua empasse prendendo atto del fatto che la gente batteva le mani, sorridendo e cominciando a batterle pure lui.
"che canzone è?" "una canzone vecchia, Dano" "guadda! le campane! diddon diddon"
meno male che c'era lui 
il minollo, in fase acuta di rigetto di studio, si è sottoposto a un test per scoprire di che religione è (quando non hai voglia di studiare, tutto fa brodo... -.-)
il risultato è il seguente
| You scored as Agnosticismo
Il tuo risultato è... agnostico. Sei un agnostico. Sebbene è generalmente riconosciuto che gli agnostici non credono nell'estistenza di Dio nè nella sua non esistenza, è possibile per un agnostico essere anche deista o ateo. In realtà gli agnostici non conoscono nè pretendono di sapere se Dio esiste o no, ma possono ammettere che qualcun'altro lo sappia. Un agnostico intellettualmente onesto si schiererebbe su questa posizione, dato che non ha più prove per giustificare l'impossibilità di conoscere Dio di quante ne abbia della sua esistenza.
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A quanto pare, sono più incline al satanismo che al cristianesimo.
Erano anni, che ve lo dicevo...
L'autobus non è del tutto pieno e l'ora è, diciamo, una di quelle ore subito dopo pranzo. C'è una donna inequivocabilmente zingaresca, maglie sovrapposte random, ciabatte invece che scarpe eccetera eccetera (orsù, un po' di fantasia). Mi siedo di fronte a lei, che mi sorride e fa un gesto come per chiedermi scusa e intanto accenna a spostare i bustoni che ci sono tra i miei piedi e i suoi. Le sorrido e le lascio capire che no, guardi, non c'è bisogno che li sposti tanto non mi danno fastidio. Ogni tanto arriva la parabola semielettrica di uno sguardo di deplorazione da qualcuno degli altri presenti, fruitori del servizio di mezzi pubblici gentilmente fornito dal comune della capitale. Ma magari io mi sbaglio, e sono solo annoiate occhiate da digestione anelante caffè. Arriva zampettando una bimbetta sui due anni, senza scarpe, col visetto sudicio e dei codini che a Pippi avrebbero fatto un'invidia, ma un'invidia di quelle che alla signorina Calzelunghe sarebbe venuto un ittero fulminante e ci avrebbe lasciato calze e lentiggini sul colpo. La mamma la prende in braccio, la tasta e le toglie una delle due magliette. Maglia: zozza anch'essa - ma che ve lo dico a fà. La bimba è tutta un gorgheggio, parla una lingua che non capisco, ma a due anni tutte le lingue si somigliano, oserei dire. Tenta di strappare coi minidenti la carta di una caramella. La madre la stringe forte, sorride, le scarta la caramella e gliela mette in bocca. La bimba succhiotta un po', poi prende la caramella con due minidita sporcherrime. La rimette in bocca, poi fa una smorfia: la caramella è troppo grande per la sua minibocca di duenne. Si gira verso la madre, e si scambiano la caramella da bocca a bocca. A questo punto, ve lo dico io, le occhiate dei suddetti fruitori non sono più occhiate annoiate postdigestive, no, sono proprio sguardi di ribrezzo, di riprovazione, di palese "eh no, ma che schifo". Aggravate dal fatto che la madre pulisca le manine della bimba con la maglietta che le ha tolto poc'anzi. Aggravate ancora di più, sempre di più, dal fatto che la madre abbia spezzato coi denti la caramella incriminata e ora la passi con la lingua nella boccuccia della figlia. Mioddio, signori, qui si travalicano i limiti della decenza e del pudore. Guardo quella bimba tutta sporca, che probabilmente non farà mai giurisprudenza alla LUISS, penso a tanti altri bimbi e tante altre storie e genitori che potrebbero dare dei punti al subcomandante quanto a tecniche di guerriglia, ripenso a certe mamme che ho conosciuto quando lavoravo all'asilo, perfette capitaliste che vedevano nei loro pargoli il loro massimo investimento, e decido che, tutto sommato, mi fanno tenerezza questi fruitori dei mezzi pubblici dalla digestione difficoltosa che pensano candidamente che un bambino, per essere felice, debba avere lo zainetto dell'uomo ragno e il corso di nuoto due volte a settimana, sennò che infanzia è?