postato da MiNoLLo alle ore 14:55
martedì, maggio 05, 2009

Ricordi? Sbocciavano le viole con le nostre parole...


Ci sono delle foto in bianco e nero, che guardo con tenerezza, e una, una con lui proteso verso la sedia identica alla sua, vuota, guarda e non c'è niente. Scrivere significa attribuire senso a ciò che non ne ha affatto. Non c'è solitudine nel suo sguardo, c'è risolutezza nonostante l'imposizione di una stolidità scenica. La prima goccia fu di acqua santa, lacrima mistica la mia?


Non ci lasceremo mai, mai e poi mai...


Tiro fuori un biglietto datato due giugno duemilaotto, è di Urbino, un anno di lotte e morsi e di infiniti sorrisi e strette allo stomaco, di tuffi in due occhi azzurri dove persino io che non so nuotare annegavo senza dolore, con languore, con tepore.


Vorrei dirti ora le stesse cose, ma come fan presto, amore, ad appassire le rose...


Vengono fuori altre foto, che mai gli mostrai, foto in cui ero colorata, ho delle ali da farfalla sulla schiena, circondata da bimbi-api, bimbi-uccellini, una primavera di primavere che riverbera e si espande in dolcezza infinita, niente può sconfiggermi, un giorno avrò nel ventre una vita nuova, e sarò ancora farfalla variopinta di piccoli, infinitesimali miracoli quotidiani.


Così per noi l'amore che strappa i capelli è perduto ormai...


Una comunicazione dove il suo sangue viene ridotto alla stregua di un miscuglio chimico, sì, lo è, ma che ne sanno loro, che ne sanno della poesia e dei respiri affannosi sul mio seno, che ne sanno di quello che scorre veramente nelle sue vene, di quello che davvero il suo cuore pompa, che gli dà vita. Ero io, entravo e lo riempivo tutto, di me, mescolavo le mie profondità alle sue, tessendo sortilegi che nessuna mano umana avrebbe sciolto mai, io strega, io che amavo squarciandomi il petto per lasciarlo rannicchiare in me.


Non resta che qualche svogliata carezza, e un po' di tenerezza...


L'accendino con la chitarra, sopra, è bella la chitarra, e sotto la chitarra: ali di farfalla, ancora una volta. Non ci vedo più, per le lacrime, piango di un pianto dolce, delicato, non disturberei neanche me stessa, ho il respiro silenzioso di una formichina.


E quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole di un aprile ormai lontano, tu non piangerai...


Le ninnananne di Garcia Lorca, l'eco di ninne nanne cantate al telefono, il telefono accanto alla mia testa, sul cuscino, Mino, per farti addormentare, Mino, per poterti cullare, ignorando i chilometri, venendomi a cercare nel buio di paure incomprensibili, accarezzandomi con dita eteree e infinitamente dolci, la sua poesia armata di piume che lottava contro petrolio soffocante, e vinceva, vinceva quasi sempre, Ninna Nanna Mino...


Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo...


Smetto, smetto di scrivere a lui, e scrivo a me stessa. L'amore finisce, è triste, ma allo stesso tempo meraviglioso, quando ancora un'eco torna a trovarti picchiettando gentilmente con i polpastrelli sui vetri delle finestre. Quando sorridi e piangi e pensi che no, per niente al mondo ti lascerai portar via tutta quella tenerezza, e quell'affetto, che è tuo per sempre, che l'amore è la ragione per cui vivi.



E sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato...


Per un amore nuovo.

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postato da MiNoLLo alle ore 00:46
lunedì, settembre 01, 2008

Sa.. sa.. prova...

Vediamo se qualcuno mi ascolta, e vediamo se tra gli amici ascoltatori c'è qualche mente illuminata, ma tanto illuminata da fare luce anche a me ché ci sono certe cose che più le rileggo meno senso ci trovo.
Io penso che ad odiare qualcuno bisogna impegnarsi, innanzitutto, c'era una frase famosa di non mi ricordo chi (ho letto con troppa superficialità le citazioni citabili dei Selezione di mia madre)  che diceva che per odiare ci vuole il nostro sangue. Essì.

Poi c'è il fatto che se tu a uno non gli hai fatto niente, tranne l'avergli dato tutta te stessa e anche qualcosa in più, ti fa strano quando quella persona ti tratta come se fossi appena stata in pellegrinaggio a un deposito di letame, manco gli avessi fatto le corna col suo migliore amico.

C'è anche che malauguratamente ti hanno cresciuta con la concezione del rispetto assoluto, che pure quando sei incazzatissima fai di tutto per evitare spargimenti di sangue, e nessuno te l'ha mai detto che a qualcuno il fatto che tu non risponda a parolacce fa salire ancora di più il sangue alla testa e come risultato hai quanto segue:

- che vieni accusata di essere una schifosa egocentrica, perché non provi dolore

ciccio, non è che prova dolore solo chi si mette a sbraitare ai quattro venti, chi offende, chi urla, chi strepita. non  te l'ha detto nessuno che il modo migliore per riconquistare una donna è portarle dei fiori, decisamente più efficace che dedicarle "bella stronza" di Masini (o almeno questo è quanto risulta dalle statistiche)

- che vieni apostrofata come "mucca insensibile" e "Flavia Vento senza bellezza" e "Montalcini" senza intelligenza

che sono un po' le cose che si dicono all'asilo, in fondo, con la differenza che chi me le ha dette ha anni 31 all'anagrafe ed era quello che professava rispetto e amore e che non avrebbe mai voluto far del male a una ragazza (-.-)

- altre varie ed eventuali

come risultato hai un esercito della salvezza di amici e parenti che ti dicono che "quel cretino" aveva fatto cinquina a trovare una come te, e che non vale la pena di starci male per uno che palesemente non ci tiene a te  ecc ecc.

Ma in fin dei conti tu, l'unica cosa che veramente ma veramente non capisci è che motivo ci sia di tirare fuori tutta questa cattiveria, da dove viene tanta voglia di ferirti, ma, soprattutto, ti chiedi chi cavolo era veramente la persona con cui sei stata per un anno e mezzo. Perché ti rendi conto che non l'hai mai conosciuto davvero, e allora ti raggomitoli, e senti male ovunque.

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postato da MiNoLLo alle ore 19:39
sabato, luglio 05, 2008

Si, si, si mi ero lamentata, eccome se mi ero lamentata! Perché mi ero rotta le balle di vedere la mia odiamata regione gettata in pasto alle multinazionali, per un pugno di lenticchie, anzi manco, ché almeno le lenticchie sono buone per il cenone di capodanno.
Io la cocacola la shkifo e la odio da quando ciavevo tredici anni, figuriamoci quando ho visto che si è comprata la gaudianello, e ha fatto merciandaising spacciando rionero monticchio atella e barile per paesi dove nonna Abelarda sembra la fotocopia di Gisele Bundchen. Io sono qua per aprirvi gli occhi: Rionero è terra di vecchi bacucchi, neanche troppo affascinanti, e io mo non è che voglio sputare sulle mie radici perché sono per un quarto rionerese anch'io, ma l'unica cosa veramente interessante là sono i cannoli di Libutti.

Detto ciò, a parte che di questi tempi vado a prendere il kebab e mi danno l'acqua lilia con lo sfondo del vulture e io non so se commuovermi come heidi quando torna dal nonno o sputare nell'occhio del kebabbaro che me l'ha data, io sono finalmente contenta.
Perchè da piccola funzionava così: nonno Saverio e nonna Tetta pigliavano la Gaudianello, ma a me non piaceva perché era troppo frizzantina; nonno Vito e nonna Carmela pigliavano l'Atala, ma a me non piaceva perché la fonte Atala era la più sfigata di tutte e poi Atala era una bicicletta e non capivo cosa c'entrasse con l'acqua, e noi pigliavamo la Cutolo, anzi, la Cutolo-Rionero. Che come etichetta aveva la statua di un bimbo col piscilicchio di fuori che espleta le sue funzioni fisiologiche, e a lato c'era scritto in quattro lingue che l'acqua Cutolo-Rionero poteva avere effetti diuretici (e grazie a pippo! è acqua, certo che poi pisci!). E io che senza qualcosa da leggere mi sentivo persa, davanti a un piatto di carne che non finiva mai, per distrarmi leggevo che "it may have diuretic effects" e ridevo ogni volta che vedevo scritto che conteneva lo stronzio (io vorrei sapere chi è stato quel burlone che ha dato tale nome al corrispondente elemento chimico: se è ancora vivo, gli stringo la mano).

Giustamente, vorrete sapere perché sono contenta, visto che è mezz'ora che vo menando il can per l'aia: ebbene, quelli della Cutolo, che come molti lucani hanno le palle che girano come sfere del planetarium, hanno alzato la testa e hanno creato la Vaffancola.
Secondo me il nome gli è venuto così, parlando tra amici, e qualcuno avrà fatto una battuta, e qualcun altro si sarà ricordato di Carmine Crocco, il brigante, quello che tanto filo da torcere ha dato ai piemuntisi che volevano togliere la terra ai contadini lucani, e allora proprio da Rionero è partito un segnale: "non siamo terra di nessuno, siamo stufi di fare la parte della torta che si può dividere a piacimento".

E' una cosa piccola, ma io sono contenta. E sono contenta anche che la testa la si stia alzando anche a Potenza, per la faccenda del petrolio... ma di questo vi parlo un'altra volta

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postato da MiNoLLo alle ore 13:48
mercoledì, luglio 02, 2008

Oggi parlerò di un argomento che mi sta molto a cuore. Tenterò di mettervi in guardia sui pericoli e le insidie di una parte di Roma che, come solo pochi eletti sanno, è afflitta da strani correnti magnetiche che rendono chi vi si trova folle. Questa parte di Roma è l'EUR. Voi non mi credete, lo so, siete scettici, ma dopo che avrò finito con le mie testimonianze non potrete che essere d'accordo con me.

TESTIMONIANZA N.1

Mi trovavo sola soletta in viale Europa, seduta su una panchina a leggere il mio bel libro quando mi si avvicina un tizio con una caterva di coperte sulle spalle. Mi chiede se ne voglio una. Gli spiego gentilmente, sorridendo, che no, siamo a giugno e casa mia sembra l'interno del forno della pizzeria 'O Sole Mio quindi non necessito di tali oggetti. Lui cerca di convincermi che il prezzo è ottimo, ma io, sempre sfoggiando il più radioso dei sorrisi ribatto che comunque vivo sola e di una coperta a due piazze proprio non saprei che farmene. Lui mi sorride, e, approfittando della mia ingenua distrazione,  mi riempie di bacetti sulle guance.

TESTIMONIANZA N.2

Stesso posto, stessa panchina, stesso libro. Una signora vestita molto fashion, con voluminosi e curati ( e mesciati) capelli biondo-zoccola, tra i trentacinque e i quaranta, si siede accanto a me. Io continuo a leggere e di tanto in tanto alzo lo sguardo per guardare gli uccellini, le farfalle, e i piccioni che fanno il tiro al bersaglio sui passanti (tifando ovviamente per i piccioni).
Tutto ad un tratto, la signora balza in piedi e comincia a camminare a passo di marcia. Io alzo la testa dal libro, non fosse altro per la repentinità o repentinenza del suo gesto. Dopo dieci passi ella si volta e, puntandomi addosso un minaccioso indice indubbiamente carico, mi ingiunge "e non mi seguire, eh!"

TESTIMONIANZA N.3

Questa testimonianza è stata raccolta da un indigeno.
Un tizio in maglietta e jeans, urlando apostrofa un manager in piedi davanti al bar profferendo le seguenti parole: "IO.... CAMMINO SULL'ACQUA!!!!! PASSO ATTRAVERSO I MURI!!!!!!!".

Quindi, o amati lettori di questo blog, io vi sconsiglio caldamente di porre piede in quel luogo malsano, ma se doveste farlo, ricordate: è a vostro rischio e pericolo!!!

(uomo avvisato...)


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postato da MiNoLLo alle ore 13:23
venerdì, giugno 27, 2008

Ce l'hanno detto in tutte le salse. Ci hanno fatto paventare uno scenario alla Ballard. Ci hanno fatto cagare sotto, o più semplicemente, si sono insinuati con un fastidioso ronzio tra le nostre linguine con le vongole e la scaloppina ai funghi, all'ora di pranzo.

Fatto sta che tutti i telegiornali, a partire da tg Leonardo fino al famigerrimo (mi serviva una parola quanto più cacofonica possibile...) tg4, ce l'hanno detto. E sì che i telegiornali sono la più efficace forma di disinformazione dell'era moderna (sto parlando come una che si è appena teletrasportata dagli anni '60... sarà l'effetto "pippone"). 

L'acqua sta finendo. Non nel senso che non ce n'è più, ché alla scuola media ce l'hanno insegnato un po' a tutti che nulla si crea e nulla si distrugge, quindi mo non è che passa eta beta, se la ficca nelle tasche e noi qua rimaniamo senza. Il problema è che c'è tantatantaggente che ha scarsissimo accesso all'acqua. Ora voi mi direte: quanta è questa tantatantaggente? e io vi dirò: boh. Nel senso che io sono una zappa con i numeri, ma pure se fossero solo un centinaio, pure se fossero solo in due, che cambierebbe? Depurare, desalinizzare costa e i bacini naturali non è che sono delle cose che non hanno fondo tipo il pozzo di san patrizio o il mio stomaco se per cena ci sono i fiori di zucca ripieni. (questa è per levarmi quell'aura da Nicoletta Orsomando nella sua post-adolescenza).

Da tutto ciò deriva il mio cruccio odierno. Qua a Roma ci sono millemila fontanelle pubbliche, cosa che secondo me è atto di grande civiltà perché una delle tante piccole grandi cose che mi ha insegnato mio nonno è che l'acqua è di tutti e non bisogna negarla a nessuno (e a chi si azzarda a dire che sono melensa lo crocifiggo! Nonno era un Grande e non si tocca!). Detto ciò, e detto anche che quando fa così caldo ringrazio gli antichi papi o chi per essi ha avuto un'idea così bella da mettere fontane nel raggio massimo di distanza di un Km l'una dall'altra, vorrei tanto sapere chi è quel testa di cazzo di assessore del comune che se ne occupa. Vi prego, fatemelo conoscere. Ho tre o quattro cose da dirgli (a parte improperi vari).

Signor assessò, ma non si poteva fare che invece di demolire tutto ciò che di culturale aveva tentato di fare il seppur discutibile Veltroni con la scusaccia del buco (quelli della CdL sono pagati sottobanco dalla Polo, io lo so, sennò non si spiega "e un buco di trecento miliardi qua" e "settanta milioni là" e "quelle maledette tarme comuniste si sono rosicchiate la mia bandana"...), risparmiavate un po' sulla bolletta dell'ACEA? Cosa dice, signor assessore? Vuole sapere come? Be', sa, anni addietro, mo non mi chieda quanti chel'ho già detto prima che coi numeri sono una zappa, dicevo, anni addietro qualche anima bella inventò una cosa che lì per lì decise di chiamare "rubinetto". Sì, sì, ru-bi-net-to. E' una cosa che quando sta chiuso, l'acqua non esce, risparmiando sui costi e sul contenuto delle dighe. Poi se per esempio al Colosseo mi arriva il turista polacco in visita al Papa che sta quasi per morire disidratato, ZACCHETE! mi apre il Rubinetto e l'acqua comincia a scorrere e zampillare gaia.
Ho detto gaiA con la A finale, signor assessore, non mi si inalberi, non vorrà mandar via pure l'acqua da San Giovanni?!
Grazie eh! E tanti cari saluti alla di Lei gentil consorte!!!

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postato da MiNoLLo alle ore 12:33
giovedì, giugno 26, 2008

C'è stato un tempo in cui ero buona. Ma non buona come Pollyanna, che secondo me l'avevano lobotomizzata quando aveva quattro anni e non si è più ripresa. Era una cosa un po' meno palese: sotto una croccante superficie di acidità dispensata a piene mani nascondevo un morbido cuore da fata turchina. Eri un reietto della società, nessuno ti si filava, non avevi amici? Ebbene, la mia Missione (con la M Maiuscola) era di renderti un essere umano appagato e felice (NB: in effetti, sto un po' romanzando la cosa, ma non ve l'ha insegnato nessuno che a chi scrive è concessa la licenza poetica e con essa la facoltà di usare iperboli a piacimento?) (ma che ci parlo a fare con voi che siete una massa di caproni ignoranti) (e puzzate pure).

Poi, c'era anche che qualunque cosa succedesse, era colpa mia. Se qualcuno pestava una cacca io gli chiedevo scusa. Scusa di che? chiederete voi. Ebbene, scusa di non averla pestata io, scusa di non aver impedito il passo fatale, scusa di non aver passato il pomeriggio e la serata a ripulire i marciapiedi al fine di evitare simili inconvenienti.

Per anni ho difeso a spada tratta la tesi che se qualcuno fa qualcosa ha i suoi buoni motivi, e per questo bisogna comprendere, giustificare, mentre fossilizzarsi come neanderthal sulla propria sterile e volgare rabbia è del tutto sbagliato.

Errare è umano: nel senso che quella tesi era una cazzata. Se ti pestano i piedi e non ti arrabbi, ma dici "oh, caro, ma cos'è successo? spiegami a fondo le motivazioni che ti hanno spinto a tale gesto, c'è la possibilità che io ti faccia pestare anche l'altro di piede..." sei un imbecille.

Nella fattispecie, vi fu un tempo in cui mi prodigai per una persona X, che consideravo amica e come tale stimavo. Si era molto unite, io e detta persona X, finchè io non sono stata male.
Ma non una cosa così, tanto per dire. Mi è venuta una bella depressione, di quelle da manuale, di quelle che lo psichiatra ti dice "ha fatto bene a venire, la situazione non è delle migliori", di quelle che la sera fai ambarabacciccicocò per decidere qual è il modo migliore per suicidarti, e ti tocca pure fare la vocina innocente con i tipi del 118 che il tuo odioso fidanzato ti ha aizzato contro "forse è meglio che si faccia dare un calmante" "ma non mi serve un calmante" "ehmmm, sì... ma se lo faccia dare lo stesso..." "ce l'ho, ho delle benzodiazepine" "ehmmmm... sì, ok. Però magari non esageri con le dosi, eh?". (ancora vaffanculo per quella sera, Fa) (o grazie. devo ancora decidermi)
In tutto ciò, da detta persona X ci si aspetta, se non altro, appoggio, non dico aiuto. Considerato anche che la persona X ha i problemi suoi, e non del tutto trascurabili. Quello che non ti aspetti è che sparisca, e che dopo qualche giorno ti tratti anche a pesci in faccia senza nessun motivo validamente valido. Che poi a Natale chiami a casa tua per fare gli auguri ai Tuoi (che lei chiamava "mamma e papà"), con tutto quello che ti ha fatto, per la pura ipocrisia di mostrarsi come una bimba buona ed educata. Una persona così prima avrei cercato di capirla, adesso no, adesso penso solo che sia una Stronza, con la S maiuscola come la M di prima.
Tra l'altro la Stronza ha dei miei libri in ostaggio, da mesi, e non si è neanche curata di restituirli. La qual cosa mi fa uscire dai gangheri, perché com'è noto io ai miei libri ci tengo come se fossero figli (ma non miei) (figli di mia zia di secondo grado, và), e odio dover pregare le persone quando ho voglia di rileggerli. Sennò mica me li compravo, eccheccazzo.


Ok, sfogo finito. Ora posso anche tornare ad essere croccante fuori e morbida dentro come al mio solito

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postato da MiNoLLo alle ore 20:14
giovedì, giugno 12, 2008

Per la prima volta dopo tanto tempo, ieri, non sono stata in minoranza linguistica. Se dicevo "che cuglia" venivo compresa e la cosa mi ha commosso, lo ammetto.

Era partita come una serata per soli uomini (ed io non facevo parte del programma... maligni che non siete altro): Fabio e il suo amico Paolo, birre e partita. Poi il diavolo tentatore dalla camicia rosa mi ha convinta ad abbandonare il DILETTO libro di chirurgia per unirmi a loro. Arrivati a San Lorenzo, abbiamo chiesto a due guide indigene reperite là per là (vale a dire MichelePolpetta e un suo amico di Rionero) dove andare a mangiare.
Com'è, come non è

ora qui mi interrompo un attimo perché volevo dire che erano anni che volevo usare "com'è, come non è" da qualche parte. all'incirca da quando avevo quattro anni e sentii nella favola di Madama Lontra che c'era uno che com'è, come non è si buttava in acqua  e cominciava a nuotare.
non potete capire che gioia sto provando.

dicevo, com'è, come non è, le due guide indigene si sono unite a noi per una pizza. Chiaramente, io per distinguermi dal vile volgo ho ordinato una pizza tonno e cipolla, palesando una volta per tutte la mia natura portuense anche a Massimino che avevo appena conosciuto e che, per togliersi ogni dubbio, mi ha chiesto se oltre a dilettarmi a sputare di tanto in tanto mi dedicassi anche alla nobile arte dell'emissione di gas intestinali.
Segue amabile serata, con picchi di eleganza come il brindisi a Edvige Fenech, nonostante le proteste dell'unica ragazza della serata (che sarei io).

Ma il vero senso di questo post è che Fabio e Paolo mi hanno fatto tenerezza. Sì, come quando a quark fanno vedere le tartarughine che escono dall'uovo, o quando levavo il ciuccio dalla bocca del mio cuginetto per vedere come si metteva a piangere. Io sfido chiunque a non sentirsi il cuore mollo come un fico spiaccicato nel vedere due trentenni con annessa panzetta che si ritrovano in un locale fumoso di canne, a bere vino con perfetti sconosciuti alcuni dei quali stranieri, per di più, che raccontano con occhi sbrilluccicosi le epiche avventure vissute perlomeno un decennio prima, e che ritardano finchè possono il ritorno al presente, a quel mondo privo di erba e fatto di sveglie alle sei, dove la cosa più fuori dalle righe che ti può capitare è che una turista svedese di cinquant'anni ti chiede come si arriva al Colosseo.

 

 a Fa, dalla sua adorata Fidanzata sessantenne


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postato da MiNoLLo alle ore 18:18
domenica, febbraio 03, 2008

Hai presente quando sogni di morire
per vedere chi verrà al tuo funerale
per capire chi ti ha voluto bene
e chi ti ha voluto male, hai presente?

Chi ti vuole bene dopo di me?
Chi ti vuole bene?
e capire poi che hai sbagliato tutto
che non manchi a nessuno
lei non è vestita a lutto

Rosso, è un vestito rosso
oggi quello che indossi
per il mio funerale
bella senza più pensieri
come sei tranquilla
nel giorno del mio funerale

Hai presente poi la figlia del dottore
seduta in terza fila che piange e non si fa notare
per non parlare del mio migliore amico
che mentre il prete parla
sta nel letto suo a dormire

Chi ti vuole bene dopo di me?
Chi ti vuole bene?
e vedere poi la donna del tuo cuore
che assiste alla funzione
senza il minimo dolore 
 

Hai presente quando sogni di morire
per vedere chi verrà al tuo funerale
e capire poi che hai sbagliato tutto
che non manchi a nessuno
e lei non è vestita a lutto


Ma rosso, è un vestito rosso
oggi quello che indossi
per il mio funerale
bella senza più pensieri
come sei tranquilla nel giorno del mio funerale

(N. Fabi)

Ieri parlavamo. Io gli ho detto che la morte non è proprio il contrario della vita. Morte semmai è il contrario di nascita. Vita è una condizione, morte è un momento, un istante, un transito. Il contrario di vita non esiste. Nessuno si è mai inventato una parola. Io lo so perché: perché di quello che c'è dopo, in fondo, non ci importa. Che siano premi o punizioni cristiane, che siano i mondi pagani, che sia il nulla. Ci importa della morte perché è quella che fa paura. Perché potremmo sentire dolore, perché potremmo provare rimpianto, rabbia, contrarietà. Non ci siamo abituati, siamo abituati a scappare dalle sensazioni negative, dalle puzze, dalle scottature, quando nasciamo e ci sculacciano piangiamo. Quello che mi fa paura è quello. Come tutti, non ci sono abituata e scappo. Per il resto no, non ho paura, non m'importa granchè dei vestiti della gente.

 
E poi lui si alza dal divano, passa e mi bacia sulla guancia. 

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postato da MiNoLLo alle ore 20:20
giovedì, dicembre 13, 2007

il minollo, in fase acuta di rigetto di studio, si è sottoposto a un test per scoprire di che religione è (quando non hai voglia di studiare, tutto fa brodo... -.-)

il risultato è il seguente

 
 
You scored as Agnosticismo

Il tuo risultato è... agnostico. Sei un agnostico. Sebbene è generalmente riconosciuto che gli agnostici non credono nell'estistenza di Dio nè nella sua non esistenza, è possibile per un agnostico essere anche deista o ateo. In realtà gli agnostici non conoscono nè pretendono di sapere se Dio esiste o no, ma possono ammettere che qualcun'altro lo sappia. Un agnostico intellettualmente onesto si schiererebbe su questa posizione, dato che non ha più prove per giustificare l'impossibilità di conoscere Dio di quante ne abbia della sua esistenza.

Agnosticismo

 
90%

Buddismo

 
80%

Ateismo

 
80%

Paganesimo

 
70%

Satanismo

 
60%

Confucianesimo

 
55%

Islam

 
35%

Cristianesimo

 
25%

Induismo

 
20%

Paranormale

 
10%

Ebraismo

 
5%

A quanto pare, sono più incline al satanismo che al cristianesimo.
Erano anni, che ve lo dicevo...

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postato da MiNoLLo alle ore 13:00
venerdì, dicembre 07, 2007

(sempre per i soliti noti) (non dovrò mica rifare i nomi?!?!)

IL GAZZETTINO DI MINO

siccome era da tanto che non scrivevo, giustamente O Voi siete rimasti indietro. Quindi, per evitare di fare tremila riassunti uno per uno la prossima volta che ci vediamo, ve lo scrivo qua in modo da rispondere esaurientemente a qualsiasi vostra probabile domanda ed evitare il "bè, che mi racconti?", saltando immediatamente al passo successivo (cioè chiamare il/la cameriere/a e ordinare).

Innanzitutto, ho cambiato domicilio. Prima porta a destra, da non confondersi con seconda stella a destra che poi arrivate all'isola che non c'è e vi rapiscono i pirati e io, sappiatelo, il riscatto non ve lo pago e vi lascio in mano a giglio tigrato. (ma, secondo voi, il giglio tigrato mozzica?)
In questa stanza nuova ho tutti i comforts, persino una connessione internet a scrocco per grazia di uno sconosciuto benefattore del palazzo di fronte. Ho anche un divano. Che la gente normale posiziona davanti alla televisione. IO l'ho posizionato di fronte all'affare dove tengo i libri e alla riproduzione del giardino di Monet. Questione di priorità.

Poi. Il vostro adorato Minollo ha iniziato a dare ripetizioni. Di francese. A una ragazza che fa il quinto liceo linguistico. Particolare irrilevante è che il mio studio del francese si limita ai tre anni delle medie, nel secolo scorso. Ma io con irraggiungibile maestria arrivo addirittura a fare la strafiga spiegandole la letterattura francofona, tenendo accuratamente celato che non so neanche come si forma il congiuntivo.Se mi siete amici, non commentate: ve ne sarò grata.

Infine, sono sempre, ancora, inusualmente accoppiata con un uomo, o giù di lì. La cosa stupisce anche me, e allo scoccare dei nostri primi sei mesi ufficialmente insieme, mentre mangiavamo una romantica patata ripiena di gorgonzola, mi guardavo attorno con fare circospetto cercando le telecamere di scherzi a parte, il signor smith di matrix, insomma qualcuno che finalmente mi rivelasse che ciò che stavo vedendo non era reale bensì frutto dell'hamburger che mangiai con cristina dopo che era caduto nel lavandino pieno di sapone e noi lo sciacquammo, ma non abbastanza bene da non scatenare una reazione chimica a catena che ne alterò le molecole in modo da renderlo una specie di porta  per universi paralleli, luogo in cui vivo da quel giorno.
Avete capito? Io no.

Vabbè, è  ora che io vada, tanto più o meno le cose ve le ho dette. Quindi ora non scassate le balle e, quando io e voi ci incontreremo, saltate le domande inutili e parlatemi dell'ultimo libro che avete letto.

 

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